La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Qualcuno si sta già “divertendo” a contare i giorni da qui al Natale. Qualcuno non vede l’ora che arrivi domani, anche se è un lunedì, anche se è caldo, un caldo opprimente. Come questi momenti, sospesi, ma più pesanti rispetto a quelli vissuti lo scorso luglio. Giorni vissuti a caccia delle certezze che non possono e non potevamo esserci. Dei volti, degli angoli, delle sensazioni che eravamo abituati a vivere e che invece non ci sono stati. Per questo, alla fine, chi ha avuto la possibilità ha scelto di starsene in spiaggia, perché un tuffo in mare può lenire non solo il caldo, ma anche la nostalgia, l’amarezza, il senso di vuoto.

Da oggi, forse da stasera, forse da domani mattina, Siena inizierà un conto alla rovescia. Diverso da quelli che, in qualche caso, comunque iniziavano il 17 agosto di ogni anno per chi non aveva trionfato, per chi era già “entrato nell’inverno”. Perché questo sarà inverno per tutti e sarà un inverno doppio.

Nella speranza che sia, per davvero, anche un inverno di riflessione. Impossibile, del resto, abbandonarsi all’analisi delle corse, delle scelte di monta, delle strategie sopra (e, come si diceva, sotto) al tufo. Tanto vale provare a fare esercizio di introspezione, riflettere cioè su quello che in troppe occasioni diamo per scontato, assaporarne il gusto e ritrovare la gioia e la passione di vivere gli attimi per il momento sospesi. E’ forse questo il compito più grande che abbiamo, perché davvero da una crisi nasca un’opportunità. Altrimenti sarà realmente stato soltanto tempo perduto e gettato al vento della pandemia.

Quando Siena ha comunque mostrato la propria civiltà, la propria eccellenza. Mi hanno colpito, dopo le parole del sindaco Luigi De Mossi sia durante l’offerta del Cero che durante la presentazione in Piazza del Campo del Mangia, i gesti con la “V di vittoria” dei rappresentanti della sanità senese, insignita del riconoscimento più grande per Siena, Valtere Giovannini e Antonio D’Urso. Con tutto il rispetto per chi ha sofferto e soffre ancora, ci siamo aggrappati e ci aggrappiamo a quel gesto, a quella vittoria, a quelle mani che ci hanno cullato e curato, quando il senso di smarrimento e di incertezza non poteva essere lenito da un coro al balcone, troppo limitato nel tempo o dalle rassicurazioni dei politici nazionali in televisione, troppo distanti e infagottati nelle giacche e cravatte. Serviva qualcuno qui, adesso, subito. E quel qualcuno c’era, alle Scotte, nei presidi sanitari; oppure lo trovavamo nelle divise delle forze dell’ordine, in quelle dei volontari, della protezione civile. Ci sono e ci saranno, sempre. Come Siena, che per trionfare sempre immortale riparte dal vuoto vissuto. E sarà più trionfale che mai. Il conto dalla rovescia è iniziato.

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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