La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Ci mancavano solo i rifiuti nucleari. Fra Pienza e Trequanda, in Valdorcia. La sollevazione popolare in questi tempi da social drama, non può che superficialmente analizzare così la decisione (o, meglio, il progetto), di stoccare da queste parti le scorte nucleari della Sogin, che attraverso il così detto disegno di “deposito nazionale” ha pensato di collocare questi rifiuti in vari siti sparsi per la Penisola. E’ perfino legittimo che l’uomo di strada, le persone comuni, i cittadini come quelli che siamo andati a sentire fra Pienza e Trequanda, siano spaventati e preoccupati per una situazione del genere. Così come è perfino normale che tale sollevazione sia accompagnata dai partiti politici che, in maniera bipartisan, sparino tutta la loro indignazione a suon di note e comunicati.

La questione resta complessa, perché i rifiuti nucleari da qualche parte devono pur andare. E sfido chiunque, anche abitante della peggior “suburra” periferica dell’Italia, ad averli sotto ai piedi. “Not in my back yard, non nel mio cortile”: difficile non essere d’accordo, pur nella consapevolezza delle misure di sicurezza e di una annunciata cura nella conservazione dello skyline del territorio. Ma la domanda resta: dove li mettiamo?

Forse per la prima volta da mesi, anche a livello locale, questo argomento ha scalzato il Covid, così come ha fatto livello nazionale (e mondiale) la tentata presa del Campidoglio. La Toscana da domani sarà in zona gialla, ma il problema rimane sempre lo stesso ed anche qui si concentra in una domanda: per quanto? Il virus è lontano da essere debellato e lo sarà, forse, nei mesi estivi (sono ottimista) con il combinato disposto di vaccinazioni e farmaci derivati dagli anticorpi monoclonali. Fino ad allora restiamo in equilibrio di colori: qualche impennata nei positivi e torniamo arancioni o, peggio, rossi. Si può, per l’appunto, essere ottimisti, ma la domanda rimane e dobbiamo, in qualche modo, farcene una ragione. Vivremo ancora per qualche mese con mascherine, distanziamenti e gel disinfettanti. Con una speranza: che la campagna di vaccinazione vada più avanti possibile e più celermente possibile, anche con nuove dosi di nuovi marchi.

Siena si prepara alla settimana che deciderà il futuro di Mps. In realtà in questo futuro siamo immersi da tempo, perché qualunque sia il “nuovo ” Monte, non sarà più il babbone di ieri. Non lo era da anni, Siena se ne faccia una ragione e cambi pagina. Senza se e senza ma. Che non significa continuare a lottare e a discutere, per quanto possibile, in una partita che vola sopra le nostre teste e viaggia da Roma a Bruxelles.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

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