La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Ne usciremo migliori. Assolutamente no. Di questo, probabilmente, abbiamo già la certezza, senza aspettare che i vaccini agiscano, che il farmaco monoclonale nasca e il Covid sparisca. Tutt’altro. La mia impressione è che ne usciremo, certo, forse più prima che poi. Peggiori. Non è pessimismo cosmico, ma una realtà dei fatti che si estrinseca in tanti, ahimè, episodi di vita vissuta quotidiana.

Mercoledì il Siena ha perso a Badesse. Il punto più basso della storia del calcio bianconero? Ho nella libreria casalinga i volumi di Nicola Natili, lo storico per eccellenza della Robur, ma sinceramente non ho la competenza e l’esperienza (io non ero fra le migliaia di persone che erano a Cannara, per dire) se definire così o meno la sconfitta di tre giorni fa, a volte i “miti”, come quello di Cannara (per l’appunto), si formano senza basi storiche precise e le leggende si tramandano come i “venticelli” della calunnia.

Ho come l’impressione, ma probabilmente è solo tale, che nel giudicare questo o quello, come in altri settori, si vada avanti per pre-giudizi, a seconda del partito: non nel senso del simbolo, ma nel significato di “per chi si parteggia”. Ciò non toglie, ovviamente, che la sconfitta di mercoledì sia stata una pagina inguardabile della storia del calcio bianconero, derivata da errori che al momento sono evidenti e da una gestione non proprio lineare di tante questioni. Per cui del tutto superfluo parlare delle reazioni (legittime) dei tifosi.

Il problema è che, nel calcio come da altre parti, questa città continua a essere abituata al bianco o al nero per forza, al tifo (e non parliamo di stadi o di curve, io che l’ho frequentata) a prescindere, per cui se dici una cosa sei per forza contro o a favore di chicchessia. A qualcuno vorrei dire: vi svelo un segreto (di Pulcinella). Esistono, semplicemente, anche le zone grigie; la verità non è sempre e soltanto da una sola parte (cioè, la propria). Capisco che, però, dialogare e sperticarsi nel capire le ragioni dell’altro sia complicato. Molto più semplice vergare una frase ad effetto su Facebook.

Parliamo di calcio, allora, che è (forse) meglio. La squadra non è la responsabile della situazione, ma, Pahars o non Pahars, dalla squadra una reazione ci deve essere. E non domani, ma subito, questo pomeriggio. La confusione mentale non è, a parere del sottoscritto (che è differente dalla verità di cui sopra), più una scusa plausibile. Le giustificazioni ci sono, ma teniamole fuori dal campo, almeno per novanta minuti. Poi, si vedrà.

L’argomento della settimana è chiaramente stato l’avviso di garanzia al sindaco Luigi De Mossi. Senza entrare troppo nel merito della questione, visto che ci sono organi competenti che lo faranno, credo che solo in Italia si possa vedere allo stesso tempo impersonificati nello stesso individuo indagato e parte offesa. La cosa ha qualcosa di ironico, se non si trattasse di atti che interessano un tribunale. Tant’è.

Buona domenica

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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