Gill Voria

Il viceallenatore del Siena a “Al Bar dello Sport”: “Che bravo Magrini, sto imparando molto da lui. La squadra sta crescendo, si può fare ancora di più. Quando ripartirà il settore giovanile parlerò con la proprietà”

“Mi chiamò Simone Farina, a ridosso di Chianciano. Mi chiese una mano per la prima squadra, soprattutto per le quote visto che ho lavorato con diversi giovani come Hagbe, Morosi e Costanti. È il loro primo anno tra i grandi e necessitano di un’attenzione particolare”. Gill Voria, bandiera bianconera prima in campo, dal 1997 al 2003, e poi fuori, da allenatore nelle giovanili (più una parentesi breve con Argilli in prima squadra), racconta quando ha ricevuto l’incarico di viceallenatore, a fianco di Lamberto Magrini, per risollevare il Siena dall’Eccellenza. “All’inizio non è stato facile, mai mi era capitato di partire così tardi – ricorda a “Al Bar dello Sport”, trasmissione sportiva della Gazzetta di Siena – c’era molta aspettativa, perché ti chiami Siena, e anche la volontà di tenere i piedi per terra. Per chi ha vissuto gli ultimi tre anni è ancora difficile digerire quel che è successo. L’entusiasmo che si è creato è bello, soprattutto la domenica non pensi che sei così in basso. È più difficile durante la settimana. Finisci l’allenamento e dici: cavolo, siamo in Eccellenza”.

Voria, oltre al lavoro coi giovani, ha un altro compito fondamentale: trasmettere i valori legati alla Robur alla squadra. “Quello che sento addosso cerco di trasmetterlo, lo facevo già con le giovanili. Ho sempre detto ai ragazzi che quando noi andiamo a giro per l’Italia portiamo lo stemma del Siena, giochiamo per Siena e per il Siena. Cerco di farlo anche ora, pure con i più grandi che conoscono meno la storia passata ma solo quella più recente che è molto negativa”.

Come Voria, anche altre tre persone possono fare lo stesso, in campo: Masini, Bianchi e Cristiani. “Masini non lo conoscevo calcisticamente – dice il viceallenatore bianconero – ho scoperto un giocatorino niente male, in questa categoria ne vedo pochi come lui. Bianchi e Cristiani hanno fatto parte del Siena e conoscono meglio la sua storia. Se io faccio il discorso prima del riscaldamento, Bianchi da capitano lo fa già nello spogliatoio. Sono elementi che ti aiutano a trovare la concentrazione, un clima giusto che ti fa entrare subito in partita. Sono dettagli, ma importanti. Poi c’è gente che ha esperienza, come Lollo. In questi giorni li prendevo in giro, dicendo che abbiamo un centrocampo borghese. C’è il conte, il duca, il barone e il principe. Hanno classe, sanno correre e questo aiuta gli altri. A volte uno non percepisce certe cose, ma con questi quattro in mezzo è tutto più semplice. Bravo anche Magrini, lo sto conoscendo adesso e gestisce il gruppo in modo eccezionale. In alcuni momenti avrei fatto altre cose e invece mi rendo conto che a volte alzare il piede dall’acceleratore è meglio”.

Sulla squadra Voria ammette che “sta crescendo, è in salute sia a livello fisico che mentale, c’è una bella competizione e i risultati ci stanno aiutando a creare un clima bello. La gente che ci segue percepisce questo benessere attuale. E si può fare molto di più”.

Dopo aver smesso di giocare, Voria si è sempre dedicato a lavorare con i ragazzi, compito che potrebbe riprendere quando la Robur avrà creato un settore giovanile. “L’ho detto alla società: io ho fatto e mi piace fare il settore giovanile, mi fa star bene. Poi un giorno penserò a fare un salto tra i grandi. Se ne è parlato, mi hanno detto che c’è la volontà di ripartire col settore giovanile e quando ci succederà ne terranno conto. Purtroppo per quest’anno non si può far niente, fino a maggio-giugno, tranne che creare una rete per andare a vedere i ragazzi. Ma credo si ripartirà guardando soprattutto al territorio, giustamente. Speriamo sia la volta buona per creare e costruire qualcosa di importante. La parola ‘costruire’ la sento spesso uscire dalla bocca della società”.

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