A rompere il silenzio su Monte dei paschi di Siena è la vicepresidente esecutiva della Commissione Europea Margrethe Vestager

“Le cose vanno avanti come previsto”. A rompere perlomeno il silenzio su Monte dei paschi di Siena è la vicepresidente esecutiva della Commissione Europea Margrethe Vestager: mentre dal Mef, azionista di maggioranza di Rocca Salimbeni con il 64 per cento delle azioni, non arrivano novità, da Bruxelles arriva il commento della numero due della Commissione, anche se si tratta di parole di circostanza.

“Non è possibile per me commentare su tutto quello che è stato scritto dai giornali sul futuro di Banca Monte dei Paschi di. Non commento rumors o idee, renderebbe solo questi rumors ancora più grandi. Per noi le cose stanno andando avanti com’era previsto”. Queste le parole della vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, che ha risposto così ad una domanda sulla banca toscana (salvata dal Tesoro con una ricapitalizzazione precauzionale nel 2017 e che ne ha fatto il primo azionista) in conferenza stampa a Bruxelles.

Resta dunque l’incertezza attorno al futuro di Mps, visto che diventa difficile interpretare la frase dell’autorità europea. In attesa degli risultati degli stress test a fine mese, banca Mps ha informato che un eventuale aumento di capitale, comunque necessario in caso di assenza di una “soluzione strutturale” (ovvero una fusione o uno smembramento), dovrà essere effettuato entro marzo-aprile del prossimo anno ed è quantificato in 2,5 miliardi di euro. Di certo il Mef starebbe lavorando a una soluzione definitiva per la banca senese, ma dopo i “no” ricevuti da Unicredit e banco Bpm, a cui sarebbe stata ipotizzata con forza la fusione, anche attraverso gli incentivi fiscali messi in campo dal decreto Sostegni bis, la soluzione “spezzatino” appare ancora la più praticabile.

Uno smembramento che porterebbe alcuni asset di Mps ai due istituti sopracitati, con Rocca Salimbeni ridotta a una banca media del centro Italia. Uno scenario che cozza, a dir la verità, con il risiko bancario nazionale e internazionale, che va verso grandi assembramenti bancari. Nel frattempo Siena attende ancora risposte: dal 29 dicembre scorso (data dell’incontro con i rappresentanti dell’allora governo Conte) le istituzioni, Comune in testa, non hanno notizie da Roma, nonostante il sindaco Luigi De Mossi abbia inviato una lettera ferma e decisa all’esecutivo Draghi, nella quale ha chiesto certezze sul futuro della banca. Lo “spezzatino” è una soluzione osteggiata anche dai sindacati, che la ritengono “la peggiore per banca, lavoratori e territorio”.

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