La nota del consigliere comunale del Pd Bruno Valentini

“Nel prossimo Consiglio Comunale verrà approvata la trasformazione del Santa Maria della Scala in una Fondazione. In pratica il complesso museale cesserà di essere gestito direttamente dal Comune e passerà ad un ente autonomo, che dovrà trovare finanziatori che sostituiscano le risorse comunali”. Così in una nota il consiglire del Pd Bruno Valentini.

“Il Sindaco ha già fatto capire – dice – che conterà molto sul sostegno della Fondazione MPS, ritornando ai tempi di Mussari e Mancini. Ed infatti per la futura progettazione delle esposizioni e delle iniziative ha rispolverato Vernice, una società strumentale della stessa Fondazione MPS che praticamente non è operativa da qualche anno (se non per piccole iniziative) ed era in auge proprio nel periodo d’oro di cui sopra. La disponibilità a svenarsi da parte della Fondazione MPS per coprire spese di funzionamento e di investimento del Santa Maria della Scala (che non potrà più intercettare direttamente fondi regionali, come i milioni che si stanno spendendo adesso, poichè cesserà di essere una funzione del Comune) dipenderà anche dalla nomina del Presidente nel 2022 ed è per questo che già si intravedono grandi manovre per garantirsi un uomo fidato, invece di un uomo valido”.

“In questo contesto – prosegue Valentini – , si comprende meglio perchè è stata rinviata sine die la nomina di un nuovo direttore, hanno scelto un ragioniere invece di un manager esperto di politiche culturali come responsabile del servizio ed infine hanno preannunciato di rinunciare alla prosecuzione della collaborazione con una società di rango nazionale e di comprovata capacità per affidarsi ad una società locale esperta di parcheggi, che ha già mostrato di adattarsi male all’allargamento di attività come avvenuto con la riscossione tributi. De Mossi è lo stesso che nel caso del Santa Maria della Scala teorizza la reinternalizzazione della gestione del personale con Siena Parcheggi mentre affida gli asili a cooperative esterne e accantona ogni prudenza sugli investitori non senesi, come quando hanno monopolizzato la ristorazione in Piazza del Campo e dintorni. Ma allora il nodo non è la qualità della conduzione del Santa Maria della Scala, bensì il suo controllo politico e la gestione delle decine e decine di addetti”.

“Ormai è chiaro che l’intero mandato di De Mossi – conclude – passerà senza una sola iniziativa culturale di respiro nazionale, rinunciando a fare di Siena un centro culturale di produzione e ricerca innovativo e contemporaneo. Eppure, nonostante la crisi MPS, Siena aveva dimostrato di saper sostenere la sfida, progettando ed allestendo la grande mostra su Ambrogio Lorenzetti, rilanciando il Santa Maria della Scala nella programmazione e nei restauri e definendo un modello di gestione per il Museo Civico che, se realizzato invece che boicottato, avrebbe prodotto analoghi successi. A tre anni dal cambio di Amministrazione, gli unici progetti rilevanti in corso al Santa Maria della Scala sono quelli ereditati e si arriva al varo della Fondazione senza che alla città sia stata anticipata alcuna precisazione su chi potrebbero essere i nuovi partner della nascente Fondazione, se non la riproposizione del modello Mussari-Mancini”.

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