Viaggio nei problemi delle palestre. I racconti di Riccardo Fontani della Physical center e di Devid Rosi della President hanno analizzato i problemi di questo ultimo anno

E’ trascorso ufficialmente più di un anno dall’inizio del lockdown e tutto questo arco di tempo è stato caratterizzato dall’alternarsi di molte restrizioni. Abbiamo chiesto a una delle categorie più colpite di fare un loro bilancio. Riccardo Fontani della palestra Physical center e Devid Rosi della President hanno analizzato un anno di Covid e ci hanno raccontato le difficoltà del loro settore.

“Ci siamo messi in regola e ci hanno fatto chiudere dopo due giorni. Personalmente ho avuto anche la visita dei Nass, – afferma Riccardo Fontani – era tutto in regola, e dopo due giorni ci hanno chiuso. Io sono una partita Iva, ho dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione e sono stati molto danneggiati perché la cassa integrazione è arrivata con ritardi assurdi. Ho avuto delle perdite enormi e gli indennizzi non sono serviti praticamente a niente, sono stati solo un modo per farsi vedere. Siamo stati la categoria più penalizzata; la maggior parte delle palestre sono associazioni sportive e quindi non hanno fini di lucro, forse per questo abbiamo avuto meno cassa di risonanza rispetto a altre categorie. Facciamo bene alla società, contribuiamo alla salute dei cittadini e meritavamo più attenzione. Ci siamo organizzati con dei corsi online, ma vogliamo riaprire perché sono cinque mesi che non lavoriamo”.

In tutto questo anno le palestre sono state molto penalizzate da tutte le misure di sicurezza e sono state prevalentemente chiuse. La speranza è adesso affidata alla campagna di vaccinazione.

“Spero che nel medio o breve tempo arrivino i risultati che tutti speriamo. Ci siamo messi in regola con le misure di prevenzione, – afferma Devid Rosi – ma in zona rossa dobbiamo restare chiusi, e in zona arancione o gialla facciamo lezione sia online che outdoors. Gli indennizzi del decreto ristori ci hanno aiutato poco, il contributo maggiore è arrivato dai ragazzi che lavorano qui da noi; sono sempre stati vicino ai clienti e sono un nostro punto di forza, lo staff è molto importante. Il nostro settore non ha un ente di riferimento unico, e il fatto di avere meno pubblicità rispetto ad altre categorie ha contribuito a penalizzarci. Con l’arrivo della bella stagione vogliamo poter lavorare all’aperto e speriamo di avere meno restrizioni possibili, perché le nostre attività hanno bisogno di numeri“.

Sono Lorenzo Vullo, un ragazzo di 23 anni, nato a Siena e laureato in Scienze Politiche e relazioni internazionali. Mi piace lo sport, la cultura, la politica e ho molto interesse per le nuove forme di comunicazione. Nel mio breve percorso lavorativo ho uno stage presso la redazione giornalistica di Radio SienaTV.

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