L’avvocatessa, portavoce politica e attivista del Movimento identità trans Roberta Parigiani parla di identità e transizione di genere alla Gazzetta di Siena

Roberta Parigiani è un’avvocatessa senese, portavoce politica e attivista del Movimento identità trans (Mit). La più antica associazione in Europa, nata in maniera informale nel 1979 e grazie alla quale si è arrivati all’unica norma che tutt’ora regola i percorsi di affermazione di genere, la legge 164 del 1982.

Dal 1979 a oggi le rivendicazioni e le rielaborazioni della comunità trans sono progredite, si sono sviluppate e il movimento è passato da una rivendicazione solo giuridica a qualcosa di più esteso. Il Mit, che ha sede a Bologna, lavora in questa direzione, erogando servizi, welfare ed mettendo a disposizione di chi ne ha bisogno un consultorio che offre percorsi di affermazioni di genere per circa 2mila utenti l’anno. A queste attività poi si affiancano collaborazioni con le Regioni e le istituzioni presenti sui vari territori in cui l’associazione è dislocata, per portare avanti un’attività politica di promozione delle culture Lgbt e trans in particolare.

Identità di genere, possibilità di accesso a percorsi sanitari e giuridici sono stati soltanto alcuni dei temi toccati nella trasmissione di Gazzetta di Siena “Le Voci della Città” nel quale l’attivista senese è stata protagonista.

“Ci sono molti modi di parlare della disforia di genere, ce ne sono anche di più semplici, ma l’importante è che la semplicità non vada a tagliare la complessità del piano esistenziale delle persone. Parliamo di un percorso di ricerca della propria identità di genere, che speriamo possa essere accolta dalla comunità come un più per tutta la collettività. Quindi, parliamone semplicemente, ma consideriamo che la complessità è una caratteristica della nostra società e la complessità trans si inserisce in questo e arricchisce tutto e tutti”.

Professionisti della salute mentale, medici e legali sono sempre più accessibili e a richiederne il supporto per portare a termine un percorso di accettazione e conferma della propria identità sono sempre più persone. “Oggi l’età si sta abbassando notevolmente – ha confermato Parigiani – e questo è da attribuire all’informazione e al suo accrescimento. In aumento è la fascia 16-18 anni e spesso le famiglie riescono ad accompagnare meglio e prima la persona. Sappiamo ovviamente che ci sono fasce di età molto delicate, sensibili, dove percorsi irreversibili sarebbero non auspicabili e infatti, in Italia non si portano avanti questi tipi di transizione”.

Di passi in avanti l’Italia sembra averne fatti in tema di diritti e uguaglianza per la comunità Lgbtqia+, ma ancora una volta la società e le istituzioni viaggiano con due velocità diverse. I fatti di Padova, l’interrogazione parlamentare presentata dai deputati di Gasparri e Bernardini De Pace riguardo l’equipe multidisciplinare di Careggi – fiore all’occhiello per i percorsi di transizione di genere per persone in età adolescenziale – sono soltanto alcuni dei recenti casi di discriminazione.

Guardando al nostro territorio e alla nostra comunità, Siena è da considerarsi un laboratorio molto complesso: “Diversamente da altre città Siena ha delle realtà, come le contrade, uniche e che interfacciano in maniera unica la persona – spiega l’avvocatessa -. Non mi sembra di cogliere situazioni di discriminazioni peggiori di quelli che si colgono i comuni di queste dimensioni. Certo è che ci sono e certo è che a fronte di questo non ho visto un’attenzione da parte dell’amministrazione pubblica, né di questa né di quella precedente. Quello che andrebbe chiesto, oltre alla popolazione che magari è attenta, è alle istituzioni di fare lo stesso passo che fa la cittadinanza, ma non mi sembra che si stia andando in quella direzione”.

“I numeri senesi sono difficili da definire, perché le persone trans fanno percorsi di affermazione di genere in qualsiasi fase della loro vita. A me arrivano delle richieste che si inseriscono in un certo punto del percorso di affermazione di genere. La comunità trans è molto variegata e plurale, ma e guardiamo il lato dei tribunali, a Siena si può parlare di due o tre percorsi di affermazione di genere giudiziale all’anno, che è un numero abbastanza in linea con la popolazione dato che il foro di Siena abbraccia tutti i residenti della provincia”.

I numeri e gli eventi, politici e non, confermano perciò che di strada ancora ce ne è da fare: “L’identità di genere si lega al fatto politico perché i corpi trans sono corpi politici, che attirano su di sé una visibilità, un dibattito politico e delle lotte ideologiche”. Basta pensare all’utilizzo di terminologia scorretta, dispregiativa e ghettizzante: “Ci sono però tante persone che fanno altro, che hanno altre competenze e che stanno all’interno della comunità, della cittadinanza, della rete di professioni che una città può avere e quindi vanno accolte con l’idea di avere all’interno di un corpo sociale anche persone con esperienza di genere diversa. Io sono una persona trans che fa l’avvocata ma la mia identità non definisce completante il mio essere”.

Fare cultura e informazione è indispensabile in un periodo storico in cui c’è una minaccia – o perfino un’assenza – di diritti civili, perché riconoscere l’altro è un guadagno per se stessi e per l’intera collettività.

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