foto di Paolo Fieni

Ad Andrea Mari detto Brio, fantino del Palio, vittorioso nel Campo. Ad Andrea Mari, per sempre vivo in un canto, in un bercio, in una zolla di tufo. Ad Andrea Mari, indimenticato, indimenticabile.

Ti vedo bell’e lì, co’ bracci appoggiati allo steccato.

Ti vedo bell’e lì, co’l muso dipinto da un sorriso messo di traverso, perché sulla bocca ti ci veniva altr’e quello. Ti vedo bell’e a pesticcia’ la terra ‘n Piazza, ora che finalmente si torna a sogna’. E a te ti vedo a cerca’ ‘l modo migliore d’essecci, ti vedo pronto a regala’ speranze, a datti tutto, senza risparmia’ niente.

Ti vedo bell’e lì, a trema’ d’attesa, ad aspetta’ d’uscì da Palazzo e lasciatti abbraccia’ dalla conchiglia, dall’odor di sole e lacrime, dal vocia’ potente e crudo d’una Piazza adorna da diciassette popoli. Ti vedo lì, a beatti di tutto quel ben di Dio, a ringrazia’ d’esse dove sei, perché non potevi esse’ in altro posto al mondo.

Ti vedo bell’e lì, ad infiammar cuori e anime, a portatti dietro il soffio delle vite legate ai colori che hai deciso di vesti’, che hanno deciso d’accoglietti.

Ti vedo sfidar la Piazza col ghigno d’un guerriero, infilatti a San Martino come sapevi fa’ solo te, ti vedo divorare ‘l tufo e fallo tuo e tuo soltanto, ti vedo arriva’ co’l nerbo alzato e bercia’ al cielo che sì, ce l’hai fatta a questo giro, l’hai stroncati tutti un’altra volta.

Ti vedo bell’e lì, anche se non ci sei.

Perché ci sarai, oh Andrea, riflesso nell’occhi d’una città intera. Sarai in ogni impronta scavata nel tufo, in ogni cittino che monta in palco per la prima volta. Sarai nel miracolo d’una Siena che si muove e che ritrova il giorno, dopo du’anni di notte scura e triste. Sarai nella potenza d’un canape teso, nel bercio d’un capitano, nelle mani intrecciate, nei canti dietro al cavallo.

Sarai in me.

Perché io so’ la storia. E della tu’ storia, caro Andrea, ‘un se lo dimenticherà mai nessuno.

Con amore,

Il Palio

Penna e cuore, dal 1991. Credo nella potenza delle parole, unica arma di cui non potrei mai fare a meno. Finisco a scrivere sui giornali un po' per caso, ma è quella casualità che alla fine diventa 'casa' e ho finito per arredarla a mio gusto. Sono esattamente dove vorrei essere. Ovvero, ovunque ci sia qualcuno disposto a leggermi.

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