taxi siena
Taxi in Piazza Giacomo Matteotti, Siena

Il nuovo Dpcm sta mettendo alle strette il settore dei taxi, già a pezzi dopo la prima ondata pandemica. Ecco il parere di Nicola Borghi, presidente Cotas

Con il turismo azzerato e un sempre più crescente restringimento sugli orari di lavoro per bar e ristoranti, unito al potenziamento dello smartworking, la categoria dei tassisti è praticamente alle strette. “Siamo con i borselli vuoti” dice senza mezzi termini Nicola Borghi, presidente Cotas, consorzio taxi Siena.

Una comparto, quello dei taxi, che sta scontando le restrizioni imposte dal nuovo Dpcm e sopratutto un settore uscito a pezzi dalla prima ondata pandemica. “La città è deserta -ammette Borghi- sembra di essere ritornati al lockdown. Siamo qui perché è giusto garantire un servizio h24 ma non escludiamo il fatto di poter fare quello che hanno fatto in altre città scioperando come categoria”.

Ben note, infatti, sono le manifestazioni che in questi giorni i tassisti hanno messo in piedi nelle principali piazze italiane. A Siena, però, la situazione sembra differire almeno per un aspetto: “Non abbiamo intenzione di manifestare in città perché riteniamo che la nostra amministrazione comunale ci è sempre stata molto vicino”.

Ben chiare, tuttavia, le intenzioni che stanno spingendo i tassisti senesi a far sentire le proprie ragioni: “Se il governo non prenderà contromisure adeguate o se si dovesse ritornare a breve ad una chiusura totale non escludo che, a carattere nazionale, ci adegueremo a quello che farà la categoria”.

Anche perché, come dimostrano le stesse proiezioni, le perdite economiche subite, sembrano del tutto non indifferenti: “Stiamo subendo perdite del 70/80% sul fatturato”. Una situazione che costringe gli stessi operatori a dover riorganizzare le corse, ormai ridotte: “Abbiamo optato per lavorare un giorno si e uno no, questo ci ha permesso di portare avanti il nostro lavoro e coprire il servizio anche in un periodo estivo dove l’affluenza di turismo c’è stata, anche se la gente non si è spostata con il taxi. E’ chiaro che se le persone non salgono non incassiamo e non sappiamo come sostenerci”.

Urgenti allora contromisure da parte del governo per arginare i gravi danni economici innescati dalla pandemia: “Al governo chiediamo di fare un po’ di chiarezza perché vedere tanti ragazzi che escono dalle scuole, vicini, magari con la mascherina abbassata fa male al ristoratore, al tassista e a tutti quelli che devono sottostare ad un certo tipo di regole. Mantenere le scuole aperte credo che sia giusto però non basta”.

“Bisogna vedere -aggiunge Borghi- come gli alunni si recano nella stessa e quando escono è necessario un maggiore controllo. Abbiamo passato un’estate dove i controlli sono stati minimi ed oggi facciamo le spese di questo. Quindi un attimo più di attenzione per non ritornare ad una chiusura totale, che sarebbe la fine, a livello economico, per tante aziende che lavorano sia con gente locale che con il turismo”.

Per ora l’approvazione del Decreto ristori da parte del Cdm sembrerebbe tenere in considerazione anche la categoria dei tassisti, come dichiarato dalla stessa Paola De Micheli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Taxi e Ncc hanno giustamente rappresentato in un incontro presso il Mit che l’attività, se pure non sospesa, lo sarà di fatto dopo le 18, considerate le chiusure del Dpcm. Potranno così usufruire di un indennizzo pari al 100% di quanto hanno ottenuto con il dl Rilancio di aprile”. Risorse che saranno erogate direttamente sui conti correnti. Ma se questo non dovesse accadere come sottolinea Borghi: “Che perlomeno non si paghino le tasse che dobbiamo pagare”.

Intervista a Nicola Borghi, presidente Cotas, consorzio taxi Siena

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