L’autore di “Cronaca di un suicidio (annunciato)” sul caso David Rossi ha rivelato sul suo blog di aver rifiutato di candidarsi per le prossime elezioni suppletive

Raffaele Ascheri, autore di “Cronaca di un suicidio (annunciato)” sul caso David Rossi, ha scritto, sul suo blog, “Eretico di Siena”, di aver rinunciato a candidarsi alle elezioni suppletive del 3 e 4 ottobre prossimo, occasione che gli era stata offerta da Azione, partito fondando da Carlo Calenda.

“In questo venerdì di inizio settembre – afferma Ascheri -, voglio raccontare una storia: quella di un ‘piccolo rifiuto’, che fa capire (ai lettori, lo scrivente ormai è avvezzo a ben di peggio) come giri la politica, in questo caso sull’asse Roma-Siena“.

“Per primissima cosa – spiega Ascheri -, a livello proprio metodologico, vorrei sottolineare un elemento: quando qualcuno ti chiede di candidarti per qualcosa – al di là delle possibilità di vittoria o meno -, bisogna sempre ringraziare, ed in modo non solo formale, chi lo fa. A prescindere, come avrebbe detto qualcuno”.

“A fortiori – prosegue lo scrittore -, se la proposta viene da un movimento che si guarda con simpatia; avendo detto e scritto per anni che il proprio riferimento politico sarebbe quello azionista, nell’accezione storica del termine politologico (vedasi figure come quella di Ernesto Rossi, tanto per dirne una, e che una), e dovendosi confrontare con un panorama politico desolatamente privo di figure anche solo paragonabili con gli azionisti, un cane sciolto che fa? Si guarda intorno e cerca di trovare chi sia meno lontano da quell’irripetibile milieu cultural-politico: una figura come quella di Carlo Calenda, sia consentito, non ha proprio il background dell’azionista medio, né culturale né a livello esperienziale; però, almeno a livello di idee, qualcosina di liberal-democratico eppur traspare…”.

“Quindi quando, a cavallo di Ferragosto – prosegue Ascheri -, mi è arrivata la proposta (la decente proposta, sia consentito) di candidarmi per le Suppletive che ci saranno fra un mese esatto nel movimento calendiano, per un attimo ci ho davvero pensato, inutile nasconderlo”.

“Sono almeno tre le ragioni del ‘piccolo rifiuto’ (piccolo, giacché quello di Celestino V fu, in effetti, cosa un pochino più grossa…) – spiega Ascheri -. In primo luogo, quella istituzionale, la quale per lo scrivente a differenza che per qualcun altro, peraltro lui ben pagato a differenza mia basterebbe ed avanzerebbe: se uno vuole essere il Presidente di una istituzione comunal-culturale, deve cercare di esserlo rappresentando tutti, non certo accentuando la tendenza pregressa all’incarnare il ruolo del corifeo settario di una parte sola. Ogni riferimento al futuro Rettore dell’Università per stranieri è del tutto casuale, come si evince”.

“In secondo luogo – continua -, per motivi prettamente logistici: non ce l’ho certo con chi mi ha cercato (l’ho per l’appunto appena ringraziato), ma un mese e mezzo per preparare e gestire una campagna elettorale – tra l’altro, parecchio in salita, per così dire –  è davvero troppo poco; avendo il vizio di cercare di pianificare certe cose al meglio, il tempo è un elemento troppo cogente, per accettarne una sostanziale reductio”.

“Infine – conclude lo scrittore -, per l’ovvio motivo che la mia accettazione sarebbe stata vista inevitabilmente come un qualcosa di legato all’uscita di ‘Cronaca di un suicidio (annunciato)’ sul Caso David Rossi, con tanto di audizione in Commissione parlamentare di inchiesta in cui gli acuti statisti alla Migliorino o Rizzetto avrebbero certo evidenziato il (molto potenziale, peraltro, visto ciò che c’è in giro) conflitto di interessi. Per questi tre motivi – nonché per altri minori, sui quali non vale neanche la pena dilungarsi -, dunque, si è deciso di sottrarsi al big event del 3 ottobre: con un po’ di rammarico, ma credendo di avere fatta la scelta più corretta e legittima”.

“Dopo avere incassato il niet dello scrivente – prosegue Ascheri -, il movimento calendiano ha comunque continuato a cercare un suo candidato per il 3 ottobre (una candidatura che – per chi non l’avesse capito – avrebbe dato enorme fastidio al Pd, sottraendogli voti riformisti). E a quanto risulta – pur non potendo fare un nome che, davvero, non conosco -, una persona era stata trovata, anche di un certo (potenziale) appeal elettorale”.

“I giochi sembravano fatti – spiega Ascheri -: un’alternativa al Pd, sul suo stesso campo, era venuta fuori; pare però che, proprio da Calenda stesso, sia arrivato un altro niet, dopo quello dello scrivente: la candidatura senese non s’ha da fare. Punto e basta; il tutto, corroborato da un tweet calendiano, con evidente endorsement a favore di Letta. Spiace notare che pare proprio che Calenda abbia anteposto Roma (in cui i sondaggi lo danno al 20%, magari in previsione di possibile ballottaggio), a Siena; per non dire la sua persona, al Movimento da lui stesso creato. Realpolitik, certo: però raccontiamola tutta, la storia”.

“Ergo, il rammarico per la mia non candidatura svanisce subito – afferma in conclusione lo scrittore -: meglio rifiutare personalmente, che essere trombato nel pre-gara da Calenda (a favore di Letta, tra l’altro); ma la domanda  – quella delle consuete cento pistole -, è ovviamente questa: se poi a Siena ne sostiene toto corde il Segretario, perché Calenda è uscito dal Pd, dicendone fuoco e fiamme ogni giorno?”.

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