I senesi la vedevano come una scocciatura, poi il cambio di percezione. A spiegare perché Vito Porciatti, ideatore della Granfondo per gli amatori che partì con 620 ciclisti e adesso ne ha 6.000. Lo scorso anno la polemica con l’Aquila. “Un errore che non risuccederà”

Oggi tutti aspettando con trepidazione la Strade Bianche – la spettacolare gara che sabato vedrà i migliori ciclisti al mondo (da Pogacar a Alaphilippe, da Pidcock a Van Aert) sfidarsi tra gli sterrati e i paesaggi mozzafiato di Siena – ma c’è stato un periodo in cui la manifestazione, che non era ancora inserita nel circuito mondiale, veniva vista come una scocciatura dalla popolazione locale. “Siena viveva l’evento non come un avvenimento mondiale ma come un problema di traffico, di blocco stradale, di invasione del territorio”, racconta Vito Porciatti, che insieme al fratello Fabio e a Leonardo Salvi, presidente dell’associazione Ciclosport di Poggibonsi, ideò nel 2015 la Gran Fondo Strade Bianche – gara per amatori da disputare il giorno dopo quella dei professionisti – dando una grande mano a far cambiare la percezione dei senesi.

“Cercavamo un avvenimento per gli amatori che interessasse la città di Siena e i senesi, che portasse le famiglie a vivere il territorio, la bellezza delle nostre strade e delle nostre vallate – spiega Porciatti a “Al Bar dello Sport” – qualcosa da collegare come risonanza e prestigio alla manifestazione esistente per professionisti. Coinvolgemmo l’amministrazione comunale, il cui appoggio fu fondamentale, gli albergatori, i ristoratori”.

La prima edizione della Gran Fondo contò 700 iscritti, ma partirono in 620 anche perché il tempo non fu particolarmente favorevole. Oggi gli iscritti sono 6.000, la richiesta è altissima ed è stato necessario introdurre il numero chiuso. Un’altra mossa fondamentale, continua Porciatti, fu spostare la sede di partenza. I primi anni era Gaiole in Chianti, poi San Gimignano. “Questa partenza itinerante non aveva portato benefici. Scegliemmo la Fortezza di Siena per la logistica, la presentazione, la firma del foglio di partenza e lo start. Il primo anno lo gestì completamente la nostra associazione, che creammo io e mio fratello 33 anni fa. Siamo circa 120-130 tesserati. Poi, con passare degli anni e l’aumentare dei numeri, è entrata Rcs. Noi pensiamo alla logistica in Fortezza e alla cartellonistica e ai presidi e ristori nel percorso”. 

Tre anni fa, in periodo pre-Covid, arrivarono a Siena per il weekend della Strade Bianche 25.000 persone, con una media di 3-4 giorni di permanenza. “C’è anche chi rimane la settimana successiva”, precisa Vito. “C’è una grandissima partecipazione di stranieri, un numero incredibile di donne di ogni età, piattaforme tv mondiali che seguono anche gli amatori. C’è chi vorrebbe fare più chilometri dei 140 km e chi parte con lo spirito dell’avventura, prendono una bici a noleggio. È successo che smontiamo tutto e le persone continuano ad arrivare”.

Non sempre tutto è filato liscio. Lo scorso anno, causa Covid, la Gran Fondo si disputò a settembre e “incrociò” l’Aquila, impegnata nel giro di omaggio alle consorelle. Attimi di tensione e alla fine pagò il capo della municipale. “È stato un momento di pressione pesante per tutti – dice Porciatti – c’è stato qualche errore di comunicazione da ambo le parti, una falla, e ci è dispiaciuto tantissimo. In periodo di pandemia tutti eravamo sotto stress. L’importante è che non riaccada. Però la cosa è finita lì, nessuno si è fatto male. C’è stato uno scontro verbale, cori, qualche spintone ma niente di più”.

Intanto sabato arrivano i professionisti. Chi è il favorito? “Van Aert, è un fenomeno e lo ha dimostrato qualche anno fa quando a Santa Caterina ebbe un attacco di crampi, cadde, rimontò in bici non so come e arrivò terzo. È una corsa adatta a lui. Poi ci sono altri campioni, come Alaphilippe”.

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