Arrivano anche in provincia di Siena i trattori per protestare contro le politiche agricole green dell’Unione Europea. La posizione dell’Unione provinciale agricoltori di Siena

Quella che è stata ribattezzata come la rivolta dei trattori, peraltro non nuova nel nostro paese, vede in Italia moltissimi agricoltori scendere in mezzo di strada con i propri mezzi di lavoro, per protestare contro le politiche dell’Unione Europea, contro la burocrazia e soprattutto la politica ambientale del nuovo Green Deal, che rischia di penalizzare il settore agricolo.

All’estero le proteste dei trattori hanno paralizzato interi territorio, dando vita anche a forme di disobbedienza più o meno civile. In Francia, addirittura, i trattori hanno marciato su Parigi, in Germania hanno bloccato Berlino. Da qualche giorno la protesta si è allargata anche all’Italia.

Abbiamo sentito Simone Lorenzo Signorini, presidente di Unione Provinciale Agricoltori di Siena.

Presidente, quali sono i problemi del mondo agricolo?

Il momento è molto duro, con molte imprese che stanno chiudendo. L’Unione Europea si sta concentrando sulla cura perfetta del territorio che non ha nulla a che vedere con la tradizione e la vita agricola dei nostri territori.

Come giudica le proteste degli agricoltori?

Si tratta di proteste spontanee. L’Unione Provinciale Agricoltori capisce le ragioni di chi protesta, ma non è per risolvere i problemi in questo modo. I nostri associati sanno bene che noi cerchiamo di risolvere le cose sui tavoli interistituzionali.

Un auspicio?

C’è da risvegliare la sensibilità delle persone, facendo loro capire che l’agricoltore non è quello che devasta l’ambiente, ma è parte di quella tradizione che è legata al buon cibo e ad un territorio che, negli anni, a differenza ad esempio degli Stati Uniti, non ha subito interventi selvaggi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui