La denuncia del gruppo studentesco di Cravos Siena

La mancanza di posti letto per gli studenti universitari, unito all’aumento spropositato degli affitti, è ormai divenuto un problema di vitale importanza, poiché rappresenta un grave danno per l’intero sistema universitario italiano, il cui compito è quello di dare la possibilità a tutte le fasce sociali di frequentare e godere a pieno della vita universitaria.

Nell’affrontare la questione, non si può non tenere presente il ruolo che avrebbe potuto svolgere il Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR), strutturato per divenire strumento per il rilancio del paese. Quest’ultimo aveva – tra gli altri obiettivi – quello di creare nuovi alloggi per studenti, ponendo fine alla evidente speculazione sugli affitti delle stanze e, infine, migliorando visibilmente l’intero sistema universitario, che ne avrebbe tratto grande giovamento.

Invece, purtroppo, il piano – pensato per la definitiva risoluzione della questione – si è arenato in sede governativa: com’è noto, i fondi del PNRR sono stati concessi all’Italia dall’Unione Europea, erogati alla condizione che fossero rispettati una serie di parametri. Proprio per aver disatteso uno degli accordi, il piano per l’incremento delle residenze universitarie ha subito uno stop decisivo; la controversia che ha coinvolto l’UE e il governo italiano è nata per via del mancato accordo sugli studentati, motivo per cui si è deciso di rinunciare momentaneamente agli alloggi per ottenere la terza tranche di soldi, corrispondente a 18,5 miliardi di euro.

Nel concreto, cosa vuol dire? Il governo Meloni ha deciso di rinunciare a parte del finanziamento (poco più di mezzo miliardo di euro), poiché, secondo Bruxelles, l’Italia nell’assegnare 7500 posti letto entro il dicembre 2022 non ha agito correttamente. Molti dei posti letto assegnati non erano nuove costruzioni, bensì già preesistenti e – pertanto – il tentativo di contravvenire agli accordi ha spinto l’UE a contestarne la validità.  Per ovviare al problema il governo ha deciso di aggirare la questione: il nuovo obiettivo è la creazione di 60mila nuovi posti letto entro il 2026. Naturalmente, i disagi restano agli studenti che fino a quella data, salvo nuove proroghe, non potranno usufruire degli alloggi che gli spetterebbero, vedendosi – ancora una volta – sfuggire dalle mani una soluzione concreta a disagi reali.

La denuncia di Cravos Siena: «Tra privatizzazioni e disservizi, la regione si è disinteressata del problema»

A Siena, come nel resto d’Italia, il caro affitti ha reso estremamente complesso poter affittare una stanza a un prezzo competitivo. In più, la difficoltà peggiore la si riscontra nell’assoluta inadeguatezza delle residenze universitarie, poiché – in molti casi – queste ultime sono sprovviste dei servizi essenziali, oltre che private di un significativo numero di posti letto.

I rappresentanti del gruppo studentesco di Cravos Siena, che si battono da anni per combattere le ingiustizie del mondo universitario, si sono espressi merito alla questione: “La situazione è peggiorata con il passare degli anni poiché vi è stata una deresponsabilizzazione progressiva delle istituzioni politiche, in particolare dell’amministrazione regionale capitanata da Eugenio Giani. La loro linea politica è stata di un taglio progressivo e continuo delle spese per il diritto universitario: per capire l’entità della questione, basta soffermarsi su alcune cifre significative: l’ente che dovrebbe garantire il diritto allo studio in Toscana (DSU) ha perso – in appena un anno e mezzo – dodici milioni di euro, un abbattimento dei costi a dir poco impattante”.

“Il problema, però, è chiaro anche a livello nazionale: la direzione è quella di una privatizzazione ed esternalizzazione del diritto allo studio universitario, nonostante privatizzare non significa avere garanzia della qualità dei servizi offerti. Abbiamo cercato più volte una mediazione con il Presidente Giani e con l’assessore Nardini, interfacciandoci anche con le figure del DSU stesso per portare la nostra istanza: nonostante ciò, nulla di produttivo è mai emerso da questi incontri, le poche volte che si sono svolti”.

Poi continua: “Siena vive una situazione oltremodo particolare poiché alla speculazione dei privati affittuari si aggiunge l’inconsistente politica per incrementare le residenze: a Vico Alto si è individuato uno stabilimento per un nuovo progetto di costruzione di alloggi. Un’ottima notizia solo in apparenza, poiché nella realtà una ristrutturazione e una progettazione del genere porterà ad un aumento di soli ventotto posti, situati anche in una zona tutt’altro che comoda rispetto al centro. Una goccia nel mare e una vergogna nei confronti di una popolazione studentesca che rappresenta un quarto degli abitanti di Siena”.

Insomma, come spiega Cravos, ma soprattutto come si evince dai fatti, stiamo assistendo ad una graduale e continua esternalizzazione e privatizzazione del diritto allo studio universitario regionale, ma prima ancora nazionale, che ha come unico effetto quello di rendere lo studio sempre più elitario e, conseguentemente, sempre meno alla portata della collettività.

A cura di Denise Pengue

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui