Il sindaco di Siena: “Critiche strumentali”

L’ordinanza anti-bivacco sta funzionando: lo dicono i fatti, e lo verificano ogni giorno i cittadini che possono tornare a frequentare con piena tranquillità il parco di San Marco. Chi la critica lo fa strumentalmente e fa cinicamente polemica su un tema complesso. Anzi, è proprio grazie all’ordinanza e ai suoi effetti positivi se una soluzione strutturale è oggi più raggiungibile. Serviva per prima cosa ripristinare il decoro del parco giochi e serviva anche smuovere una situazione stagnante: tutti risultati raggiunti in poco più di una settimana”. A dirlo è il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, commentando il provvedimento varato dieci giorni fa.

L’ordinanza istituisce un divieto di bivacco nel parco pubblico di San Marco: un’area di recente riqualificata e che era diventata luogo di stazionamento, anche notturno, per gruppi di migranti che, per diversi giorni alla volta, qui si accampavano in attesa di poter accedere al vicino ufficio della Questura.

“Le critiche di diversi soggetti, che hanno dato vita a una campagna denigratoria nei confronti di questa azione, sono strumentali. Il Comune di fronte a un problema che stava diventando sociale e che rischiava di produrre un’escalation di tensioni non poteva certo far finta di nulla – prosegue De Mossi -. Alle preoccupazioni dei cittadini bisognava dare risposta, tanto più perché si tratta di un’area gioco specificamente pensata per i bambini. Forse ai buonisti di professione la situazione andava bene così com’era: infatti non ricordo altrettante attenzioni negli scorsi mesi. Ma quella situazione non poteva andare bene né all’amministrazione né alla città di Siena. Ed era, quella sì, contraria non solo al decoro urbano e all’igiene pubblica, ma anche alla stessa dignità dei migranti, costretti a dormire all’aperto”.

“La scelta dell’amministrazione è stata responsabile, misurata, razionale – continua il sindaco -. Istituire un divieto di bivacco diurno e notturno in quell’area ha permesso di mettere in moto una serie di dinamiche. Da un lato ha dato agli agenti di Polizia Municipale la possibilità di intervenire, visto che prima dormire nel parco non era un comportamento sanzionabile. Dall’altro lato, una specifica azione di mediazione culturale e linguistica ci ha permesso di aprire un dialogo costruttivo con questi gruppi. Mentre allo stesso tempo venivano intensificate le azioni di pulizia del parco. Un approccio multilaterale che ha interessato tre assessorati”.

“Ma l’effetto più importante – conclude De Mossi – è la discussione pubblica a cui stiamo assistendo, molto utile e fattiva. Riaffermare un principio che doveva essere ovvio, e cioè che non si può dormire e fare i propri bisogni in un parco pubblico, tra i giochi dei bambini, ha spinto tutti i soggetti a cercare con più forza una soluzione strutturale condivisa. Sapevamo benissimo che l’ordinanza, da sola, non avrebbe potuto risolvere il problema. Ma è proprio grazie a quell’ordinanza se ora è più facile trovare una soluzione collettiva”.

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