I carabinieri dell’Ispettorato del lavoro smantellano giro illecito di sfruttamento di lavoratori stranieri clandestini

Circa 70 lavoratori stranieri clandestini costretti in condizioni disumane e vittime di sfruttamento. Il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL), coordinati dal procuratore Raffaele Cantone di Perugia, in collaborazione con le forze dell’Arma provenienti da Perugia, Grosseto e Siena, insieme al Gruppo Tutela Lavoro di Roma, ha eseguito un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Perugia. Il provvedimento ha comportato l’arresto domiciliare per alcuni individui e l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria per altri quattro. Hha svelato un giro illecito di reclutamento e sfruttamento di lavoratori stranieri, alcuni dei quali clandestini. Gli indagati, di nazionalità turca e marocchina, legati da vincoli familiari e proprietari di due aziende agricole in provincia di Perugia, sono stati accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con violazione delle leggi nazionali sul lavoro e della sicurezza sul lavoro.

Le indagini sono scaturite da una segnalazione circa un anno fa da parte di una Società Cooperativa Sociale di Perugia. La società lavora nel settore dell’assistenza sociale e dell’aiuto alle vittime di tratta e sfruttamentoLa segnalazione riguardava un cittadino nigeriano clandestino soggetto a sfruttamento lavorativo e abusi da parte degli indagati. Le indagini hanno rivelato numerosi casi di sfruttamento. I lavoratori agricoli reclutati guadagnavano in media sei euro all’ora per giornate lavorative estenuanti. E senza alcuna precauzione per la sicurezza sul lavoro e senza formazione adeguata.

Situazione disumana

La situazione degli stranieri sfruttati era disumana: costretti a vivere in condizioni igieniche precarie, spesso alloggiavano in strutture fatiscenti pagando somme esorbitanti per un letto. Le indagini hanno anche rivelato che circa 70 stranieri, tra cui molti clandestini, erano stati vittime di sfruttamento.

Gli indagati operavano un sistema ben organizzato. I lavoratori venivano trasportati in furgoni affollati dai casolari in cui erano ospitati fino ai campi di lavoro, senza alcun diritto garantito, come pasti, ferie pagate o riposi. Ai lavoratori era negato l’accesso ai contratti e alle buste paga, lasciandoli nell’ignoranza dei loro diritti.

Durante le indagini è emerso anche che uno dei titolari di un’azienda agricola coinvolta aveva presentato documenti falsi riguardanti la sicurezza sul lavoro. In seguito a questo, la Procura ha emesso un decreto di perquisizione contro il centro di formazione che aveva emesso tali documenti. Ha portato all’incriminazione della titolare del centro e di due collaboratori per aver emesso certificazioni di sicurezza fasulle.

La Procura ha richiesto e ottenuto misure cautelari e il sequestro preventivo di oltre 230.000 euro, oltre al sequestro dei furgoni utilizzati per commettere i reati.

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