Il Rettore del Magistrato delle Contrade: “Dobbiamo continuare la nostra Festa. La fine del mio mandato? Un onore rappresentare tutti i contradaioli”

Sarà un Sant’Ansano speciale quello di domani. Si chiude infatti un anno contradaiolo destinato a rimanere scolpito nella memoria di tutti i senesi poiché sarà sempre legato al ritorno dei Palii dopo due lunghi anni di stop. In attesa delle celebrazioni del 1 dicembre, abbiamo fatto una chiacchierata con il Rettore del Magistrato delle Contrade Gianni Morelli per fare un bilancio dei mesi passati e quali prospettive ci sono per i mesi futuri, anche in virtù del fatto che presto potrebbe lasciare il suo ruolo.

Il 2022 è stato segnato dal ritorno del Palio, è stato un anno storico?

“Nei libri di storia verrà ricordato come l’anno della ripartenza. Una ripartenza non scontata, solo qualche mese fa in primavera nulla era certo, sia per le feste titolari che per le due Carriere. Poi per fortuna lo squillo delle chiarine dell’ultima domenica di maggio ha cancellato tutte le incertezze e quindi abbiamo potuto vivere appieno la nostra quotidianità. Non dobbiamo però dimenticare tutti i sacrifici fatti durante la pandemia. Voglio ringraziare tutte le istituzioni, che hanno lavorato sotto traccia per poter svolgere la nostra Festa”.

Non ci sono stati solo i Palii però, ma anche il ritorno alla normalità nelle società di contrada e soprattutto la ripresa delle feste titolari e dei giri in città. Qual è il bilancio finale?

“C’è stata molta più frequentazione da parte dei contradaioli rispetto persino al 2019 e mi riferisco ai giovani così come agli anziani. Durante il periodo di sospensione c’era il timore di perdere i giovani oppure che gli anziani rinunciassero alle loro consuetudini. Così non è stato fortunatamente, le Contrade si sono trovate ad essere rivissute con molto entusiasmo e molta gente. Evidentemente il tessuto sociale ha retto molto bene”.

Quali sono invece le aspettative per il nuovo anno contradaiolo?

“Non lo so, bisogna navigare a vista. C’è il problema del caro bollette, poi la pandemia che ancora stenta ad esaurirsi. Dobbiamo lavorare giorno dopo giorno a testa bassa, puntando dalla socialità e sul fatto di riuscire a trasmettere all’esterno la nostra cultura e il nostro modo di essere. Farci conoscere all’esterno è la prima tutela per la nostra Festa, la nostra eredità va preservata”.

Potrebbe essere il suo ultimo Sant’Ansano da Rettore del magistrato, cosa le ha lasciato questa esperienza?

“E’ difficile descriverlo. Fare il Rettore del Bruco è stato un onore indicibile però in qualche modo ipotizzabile. Ma non avrei mai pensato di diventare Rettore del Magistrato. Il Bruco è una Contrada che conosco nei suoi equilibri, rappresentare invece tanti contradaioli è una responsabilità più grande. E’ stato bello e importante rappresentare tante persone che si affidano a te pur non conoscendole”.

Sono nato a Melito di Porto Salvo (RC) e mi sono diplomato al Liceo Classico di Reggio Calabria. Dopo la maturità, ovvero sia più di sei anni fa, mi sono trasferito a Siena, una città che ormai è più di una seconda casa. Qui ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e una magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Da sempre appassionato alla scrittura, il mio proposito è quello di raccontare ciò che mi accade intorno in modo obiettivo.

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