La lettera di un nostro lettore, figlia di un San Valentino più particolare del solito

Il giorno successivo a quello che molti ricorderanno come il San Valentino non realizzato (e altri come il giorno dell’insediamento del governo Draghi), ha fatto capolino nell’email di redazione la lettera di un nostro lettore.

Nulla vogliamo aggiungere alle sue parole, in bilico fra autocritica e riflessione sull’ultimo dei temi caldi della pandemia.

Un San Valentino in bianco, anzi, in arancione

Lo scorso venerdì è arrivata la tanto annunciata notizia del cambio di colore, il giallo libertino delle scorse settimane ha lasciato il posto ad un più rigido arancione che accompagnerà la nostra regione per almeno due settimane.

L’ennesimo modificarsi dei colori ha però destato molti malumori e a questo giro non solo per chi nuovamente si è trovato a riorganizzare il proprio lavoro in meno di 24 ore ma anche a chi, nel giorno per eccellenza dedicato all’amore, aveva pianificato una dolce uscita di coppia.

Già, a questo giro il numero di persone che con burbera voce hanno palesato il loro più profondo disappunto, destando grosso sdegno per la comunicazione a breve giro dell’annullamento di tutti i pranzi della scorsa domenica, è stato più ampio del solito.  

E qui come sempre casca l’asino, perché per chi volesse veramente valutare il fatto successo per San Valentino in modo più obbiettivo e concreto può sicuramente accorgersi che non è assolutamente cambiato niente in confronto ai precedenti fine settimana, o forse si…

A questo giro l’orticello non è stato solo toccato ai soliti ristoratori che per diversi fine settimana hanno dovuto aspettare, come per quest’ultimo, la comunicazione per il via libera all’apertura a poche ore dal week end, ma anche a chi è stato disturbato da questa anomala notizia avvenuta a poche ore dal romantico pranzo.

Ma di nuovo, mi dispiace dirlo, non è successo niente, le comunicazioni sono sempre state con le solite tempistiche solo che questo giro a rimetterci sono stati anche chi solitamente, nel drammatico teatrino della gestione delle disposizioni lavorative in periodo di Covid, fa spesso la parte del pubblico.

Siamo abituati a lamentarsi solo quando pestano il piede anche a noi e a fregarsene quando questo a noi non succede.

È lecito quindi chiedersi, ma se invece del 14 febbraio, questo anomalo cambio di colore fosse successo la domenica prima o quella immediatamente dopo, magari anche a pancia piena, avrebbe davvero dato così tanta noia?

M. R.

Volendo citare il titolo di un film: San Valentino di sangue

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