San Gimignano e l’arte, un legame che va avanti da secoli. Chiuso il polo museale del Santa Chiara per lavori, a San Gimignano sarà possibile vedere una parte della collezione della Speziera di Santa Fina

Il Polo museale del Santa Chiara è ancora chiuso – sede di un cantiere per un ambizioso progetto di ampliamento – ma le sue opere più belle tornano visibili al pubblico. Sabato 8 agosto, alle ore 18.00, presso la Chiesa di San Lorenzo in Ponte, il Sindaco di San Gimignano, Andrea Marrucci, in collaborazione con il gestore Opera Civita e la SABAP, presenta al pubblico  “I Capolavori dalle collezioni del Santa Chiara”.

Il Santa Chiara è un polo museale che, oltre allo spazio dedicato alle mostre temporanee, ospita varie collezioni: la sezione archeologica, la collezione di Arte Moderna e Contemporanea e la Spezieria di Santa Fina.

Nell’ambito della presente iniziativa, sarà possibile vedere una parte della collezione della Spezieria di Santa Fina, allestita presso la Chiesa di San Lorenzo in Ponte.

La Spezieria dello Spedale di Santa Fina prende il nome dal più importante ente assistenziale della città, fondato intorno alla metà del Duecento grazie alle offerte lasciate dai fedeli sul sepolcro della santa fanciulla, morta il 12 marzo del 1253. Lo Spedale, nel corso dei secoli, vide crescere il proprio patrimonio grazie a donazioni, lasciti testamentari e acquisti di terre.

Oltre a ciò ha contribuito allo sviluppo dello Spedale anche la posizione topografica di San Gimignano, attraversata da uno dei percorsi della via Francigena, veicolo di merci, ma anche di numerosi pellegrini spesso bisognosi delle più semplici forme di assistenza: un letto e un pasto. Grazie a questo, nei primi anni del Cinquecento, viene fondata la Spezieria di Santa Fina, la quale acquistava e produceva medicamenti sia ad uso dello Spedale al quale era connessa, sia per la vendita. 

I “rimedi” e le materie prime erano contenuti in vasi ceramici e vitrei di altissimo livello qualitativo, riferibili ad un periodo compreso fra il Quattrocento e il Settecento, molti dei quali contengono ancora al loro interno il medicamento originario.

Fra gli ingredienti singolari che si potevano trovare, come il Sangue di Drago, la Mandragora o l’Olio di Scorpioni, erano presenti anche pietre preziose, quali rubini, perle, granati. Nel laboratorio venivano utilizzate anche preziose spezie, sopra a tutte lo Zafferano, la spezia del colore dell’oro, la cui coltivazione è documentata a San Gimignano sin dagli inizi del 1200, alla quale si attribuiscono molte virtù curative ed anche afrodisiache, oltre ad essere un ingrediente indispensabile per la cucina e la tintura delle stoffe.

Ma San Gimignano è anche un luogo di arte contemporanea e così, da oggi presso la Pinacoteca sarà possibile ammirare due opere iconiche del Novecento provenienti dalla donazione Pacchiani, pervenuta a San Gimignano grazie alla generosità della famiglia omonima e all’amicizia dello storico dell’arte sangimignanese Gabriele Borghini. Si tratta della Figura di donna di Massimo Campigli e Studio di composizione con pescatore di Mario Sironi. Le opere del ‘900 dialogano con le pale e i polittici della sala della Pinacoteca sottolineando il legame con la pittura primitiva che fu di ispirazione proprio per questi importanti pittori italiani.

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