Alice D'Ercole, segreteria Cgil Siena

Riaprono asili nido e scuole d’infanzia: niente mascherine per i bambini, gruppi stabili, misure di igiene e sanificazione

Conto alla rovescia per la riapertura delle scuole, anche quelle dell’infanzia e gli asili nido. Le porte delle strutture sono state aperte, in alcuni casi, il primo di settembre mentre in altri, come per tutti istituti di formazione, il giorno 14 settembre.

“Sarà un primo banco di prova” afferma Alice D’Ercole, della segreteria Cgil Siena. Si parla di riapertura, ma forti sono gli elementi di differenziazione nella gestione della ripresa delle attività all’interno delle strutture dedicate ai bambini dagli 0 ai 6 anni di età, rispetto agli gradi di formazione.

“Sulle scuole si parla di dispositivi di protezione o di distanziamento, con tutte le difficoltà del caso per la loro effettiva messa in pratica mentre sui nidi – commenta Alice D’Ercole – tali limitazioni vengono meno. I bambini sotto ai 6 anni non dovranno infatti indossare i dispositivi di protezione individuale, cosa non obbligatoria anche per il personale educativo perché il fatto di non potersi mostrare riconoscibili ai più piccoli comporterebbe problemi di relazione bambini-insegnanti”. “Anche il distanziamento come prevenzione al contagio – continua la rappresentate della segreteria Cgil Siena – risulta impossibile da mettere in pratica: i nidi sono luoghi d’incontro e di socialità, il percorso educativo si basa sulla relazione sociale, sul contatto, sul fare cose insieme, sulla relazione fisica con gli altri e sulla costruzione di momenti di contatto e condivisione. È evidente, quindi, che il tema del distanziamento non è un elemento su cui far leva in termini di protezione e prevenzione del rischio in questi precisi ambienti“.

Le disposizioni da mettere in pratica all’interno degli asili nido e delle scuole d’infanzia, rappresentano al lavoro messo in atto dal Governo e dalle organizzazioni sindacali nella sottoscrizione di un protocollo circa le linee guida sulla sicurezza il cui testo esplicito definisce le precise misure d’intervento per le strutture che accolgono alunni di fascia d’età 0-6 anni.

“In primo luogo – chiarisce a Gazzetta di Siena Alice D’Ercole – si precisa la necessità di riduzione di numeri: saranno organizzati piccoli gruppi di bambini, dalla numerazione fissa e stabile guidati da educatori di riferimento esclusivamente ad essi dedicati. Previsti, poi, scaglionamenti per l’ingresso e l’uscita dalle strutture con possibilità di un solo genitore accompagnatore a cui si aggiungono misure specifiche a tutela dei lavoratori fragili piuttosto che rispetto a bambini portatori di handicap“.

In parallelo ad ogni scuola di ordine e grado, punto cruciale per la prevenzione e contenimento del contagio, resta anche nelle strutture dedicate ai più piccoli, lo scrupoloso percorso di igiene e sanificazione personale ma anche di ambienti, spazio, giochi e superfici.

“Da questo punto di vista – specifica Alice D’Ercole – i soggetti che avranno maggiore responsabilità nell’affrontare il percorso di riapertura degli asili e delle scuole d’infanzia sono principalmente due: in primis le famiglie che, in questa fase, ricoprono un ruolo centrale in termini di responsabilità sociale e di senso civico; in secondo luogo, il personale. Nel caso particolare dei nidi, però – afferma la rappresentate della segreteria Cgil Siena – non è avvenuto ciò che si è fatto invece per le scuole: da parte del governo non sono state messe in campo delle risorse dedicate al personale, la cui definizione ricade quindi nel lavorio dei singoli enti locali“.

Un elemento, questo, capace di aprire “enormi difficoltà in termini di reclutamento del personale: tanto degli educatori – specifica Alice D’Ercole – quanto di coloro i quali svolgeranno quel ruolo centrale sulla sanificazione. Rimettere alle singole amministrazioni locali la chiamata del personale significa correre un rischio che prevede, qualora si decida di non assumere a causa di condizioni economiche di bilancio sfavorevoli, l’esternalizzazione di tali servizi scegliendo il settore degli appalti che ha retribuzioni più basse e prevede diritti minori, con la conseguenza che i costi della pandemia vengano scaricati principalmente sui lavoratori. A nostro avviso – continua la rappresentante Cgil Siena – ci vorrebbe un percorso di condivisione serio anche nel territorio con le famiglie ma soprattutto coi lavoratori e le rappresentanze sindacali. I lavoratori sono coloro che meglio conoscono i servizi, soprattutto in servizi di prossimità così importanti: avere un confronto sulle possibilità di ridurre gli elementi di criticità che ci sono è un elemento centrale per far funzionare i servizi al meglio e ridurre il rischio di contagio”.

Il nido ha un ruolo fondamentale perché oltre che essere elemento in grado di far partire precocemente l’indispensabile percorso educativo dei bambini è, allo stesso tempo, ingrediente determinante nel consentire alle famiglie di poter far fronte alle loro esigenze.

Una riflessione di carattere generale e che prescinde dall’emergenza sanitaria quella che, Alice D’Ercole racconta a Gazzetta di Siena: “Nel nostro territorio quando parliamo di asili, parliamo di 5.300 bambini ma, nella realtà dei fatti, non tutti vanno all’asilo: i posti in queste strutture (quelle pubbliche, private, compresi anche gli asili domiciliari) sono, in tutta la provincia, poco più di 2.000. Dovrebbe trattarsi di un servizio universale ma la verità è che si tratta di un servizio a domanda individuale dove, in mancanza di posti nelle strutture pubbliche, subentrano le iscrizioni dei più piccoli negli enti privati. Il risultato è che i servizi privati in quest’ambito – continua Alice D’Ercole – siano il 75%, rispetto al pubblico che ne copre solo il 25%”.

Una condizione che ha pesanti effetti su costi e dinamiche familiari: “Le consistenti rette richieste dalle strutture private hanno determinato un fenomeno tutto italiano riguardante 38.000 donne che nel corso del 2019 hanno lasciato il lavoro per stare a casa con i figli. I recenti dati sul tasso di occupazione femminile, chiarificano che, tra i genitori, a stare a casa con i figli è per il 73% dei casi la figura femminile. È il dato di un Paese – conclude la rappresentate della segreteria Cgil Siena – che non mette in grado le persone di poter conciliare la propria vita lavorativa con il carico familiare“.

Le parole di Alice D’Ercole, segreteria Cgil Siena

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