I docenti precari senesi all’Ufficio scolastico provinciale chiedono il riconoscimento della propria professionalità

Questa mattina, di fronte all’Usp senese, si è riunito ancora una volta un presidio dei docenti precari dell’area provinciale per consegnare il documento condiviso a livello regionale ed extra regionale. Il movimento del precariato non si ferma nel portare avanti la battaglia per ottenere il riconoscimento della propria professionalità.

Molti sono i casi di docenti entrati di ruolo dopo una vita di precariato solo poco prima del raggiungimento della pensione. E il concorso istituito per lo stato di emergenza causato dal Covid-19 è stato più volte descritto come farraginoso.

“I test a crocette o a domanda aperta non sono validi – ha esordito così Elena Secchi Tarugi, docente precaria presente – si tratta di un test mnemonico o soggetto alla soggettività di una commissione. Non si va ad analizzare il lavoro che ormai da anni i docenti precari compiono con gli alunni. In più richiede una procedura burocratica lenta di una durata di anni, inadatta a un concorso nato per sopperire alla situazione di emergenza“.

Il nuovo progetto dei docenti precari prevede, nella regione Toscana (con la partecipazione extra regionale di La Spezia), un presidio giornaliero a staffetta di fronte alle Usp provinciali. Si è iniziato da Arezzo per poi passare a Siena, e così si continuerà nelle varie città toscane.

Sulla linea di questa nuova tipologia di manifestazione verranno poi effettuati, dal mese di ottobre, presidi sincronizzati. Un giorno al mese, di fronte alle Usp provinciali dell’intero territorio nazionale, si riuniranno i presidi locali dei docenti, per mantenere sempre viva l’attenzione sull’argomento.

“Anche se la presenza di genitori e studenti è stata limitata oggi a causa della sovrapposizione con eventi di orientamento universitario – ha poi sottolineato Enza Pascaretta, docente che si è fatta portavoce degli studenti – sono io per loro a portare all’attenzione comune le difficoltà che i ragazzi hanno riscontrato con la didattica a distanza e più in generale con l’incertezza relativa ai propri docenti. Portare avanti progetti e promesse agli studenti senza sapere se l’insegnante sarà di nuovo presente l’anno successivo porta i ragazzi a non nutrire fiducia nei professori, e la Dad, al di fuori dello stato di emergenza in cui è stata doverosa, non può essere la soluzione. I ragazzi hanno bisogno di vedere il professore in carne e ossa, hanno bisogno di certezze e di non passare la loro giornata di fronte allo schermo di un computer”.

La ripartenza della scuola con didattica frontale è una priorità per i docenti, insieme alla necessità di abbandonare il precariato in favore di un incarico di ruolo. Ma per tornare nelle aule sarà necessario occupare quelle 200.000 cattedre che sono attualmente assegnate proprio ai docenti precari.

Se noi precari ci organizzassimo e decidessimo di non entrare a scuola – hanno fatto notare i docenti – la scuola si bloccherebbe e non potrebbe andare avanti. Non lo facciamo per rispetto dei nostri studenti”.

Il documento firmato insieme al sindaco Luigi De Mossi e all’assessore Benini lo scorso 17 agosto è già arrivato al Ministero, e proprio nelle stanze del Ministero, il 2 settembre, si presenteranno i docenti. Avrà luogo in quella data la tanto agognata manifestazione nazionale a Roma, che vedrà una delegazione di 200 membri circa arrivare dalla Toscana, di cui 70 dalla provincia di Siena.

“Quello che dovrebbe capire il Ministero è che noi precari non siamo il problema – hanno concluso i docenti – noi precari siamo la soluzione al problema“.

Le interviste a Elena Secchi Tarugi e a Enza Pascaretta

Scrivere sempre, scrivere nonostante, scrivere e basta. ᴄ̴ᴏ̴ɢ̴ɪ̴ᴛ̴ᴏ̴ sᴄʀɪʙᴏ ᴇʀɢᴏ sᴜᴍ

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