Non dimentichiamo che lo Spedale è nato per l’accoglienza di tutti, non per l’utilizzo da parte di una élite

Puntuali come il tuono dopo la saetta, ecco le polemiche per l’utilizzo del Santa Maria della Scala da parte di Wine&Siena. C’era da aspettarselo.

Un illustre studioso come il professor Alessandro Bagnoli tuona sul suo profilo Facebook: “Vino e cibo sotto gli affreschi quattrocenteschi del Pellegrinaio. Questo è il risultato della mancanza di una visione progettuale per il Santa Maria della Scala. La prossima occasione sarà sicuramente quella dell’affitto per matrimoni di lusso. Avendo purtroppo accantonato il progetto di fare dell’ex Ospedale la nuova sede della Pinacoteca Nazionale (e magari anche di altre raccolte cittadine), il grande complesso sembra gestito come un teatro tenda, buono per tutte le occasioni, salvo quella di farne un centro culturale di eccezionale interesse, dove potrebbero ben convivere musei, biblioteche e strutture per lo studio universitario”.

Tra i commenti c’è anche chi si lancia nell’ipotesi dei danni provocati dall’alitosi da tabagismo, e chi ritiene che agli affreschi nuocciano centinaia di persone che parlano, bevono e mangiano.

Ci dimentichiamo che queste sale, fino al 1983, ospitavano quello per cui erano nate: un ospedale. Come “Spedale” sono nate, e non come museo, anche se ne hanno tutta la bellezza. Sotto a questi affreschi c’erano i letti della corsia, uno appiccicato all’altro, senza nemmeno un minimo di privacy. Qui c’era gente che mangiava, beveva, al tempo anche fumava perchè negli ospedali era permesso, e soprattutto che qui dormiva e spesso esalava l’ultimo respiro.

Sotto questi affreschi, 365 giorni all’anno, per diversi secoli, la gente ha vissuto e sofferto, ha visto malati ricevere parenti e medici prestare cure. La corsia del Pellegrinaio aveva circa 50 letti, molto medici lo ricordano bene.

E noi pensiamo che tre giorni di eventi con un totale di meno di 2500 persone possano arrecare danni irrimediabili? Ed anche se qui si facesse una giornata di zumba, crediamo che il sudore di cento sportivi distruggano queste meraviglie?

Se vogliamo un Santa Maria della Scala vivo, dobbiamo mettere in conto che sia un luogo per tutti e non per una élite. Ben vengano gli eventi, anche se è giusto che siano inseriti in un contesto museale, non per evitare i danni, ma per dare al luogo la dignità che gli compete.

Massima attenzione va riservata invece allo stato degli affreschi. Se “la scena di Domenico di Bartolo con l’Assistenza ai poveri si sta polverizzando nella parte alta e nella soprastante volta per le infiltrazioni d’acqua e che ancora per l’umidità proveniente dai locali soprastanti si sta rovinando la parete della prima campata”, come sottolinea Bagnoli, allora vanno predisposti al più presto lavori di restauro, per conservare al meglio quelle opere che ci sono state tramandate.

Ma poi vanno utilizzate, da moderni pellegrini che adesso indossano giacca e cravatta e degustano un buon bicchiere di vino.

Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare

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