La nuova pista arriva fino a Campostaggia, ma molti poggibonsesi non sono convinti dei cambiamenti alla viabilità

Il tema della salvaguardia dell’Ambiente è ormai una priorità in molte agende comunali, e questa è una fortuna.

Tra i rimedi proposti da alcune amministrazioni, c’è la realizzazione di nuove piste ciclabili, per invogliare i cittadini a usare le due ruote che…non inquinano, e che fanno anche bene alla salute.

Poggibonsi negli ultimi anni ha dedicato molte risorse a quest’intento, creando molte zone ciclabili. E’ praticamente una realtà, che si può vedere già, la nuova ciclabile urbana di quasi 1 chilometro e mezzo collega il Romituzzo con la scuola superiore del Roncalli e poi fino l’ospedale di Campostaggia.

In questo progetto anche la “zona 30” in via San Gallo, per diminuire la velocità e per andare…a passo di bici.

Molti i cambiamenti in città, a partire dalla zona del Romituzzo, ma non tutti hanno in questi mesi apprezzato questi lavori.

Infatti la pista ciclabile, o meglio ciclo-pedonale, ha dovuto recuperare inevitabilmente spazio anche alla viabilità principale, togliendo margini alla carreggiata auto, quando non veri posti auto per il parcheggio. A qualcuno è sembrato proprio di vedere le carreggiate rimpicciolirsi, e questo è uno dei motivi per cui c’è anche chi ha storto la bocca.

Tra i commenti più diffusi, la domanda “o da quando si va in ospedale in bicicletta?” anche se ovviamente la risposta è che si tratta di un itinerario che conduce fino al confine con Colle.

Poggibonsi in queste operazioni non è sola: anche Colle ha lavorato per la creazione di nuove aree ciclabili, e così idem Castelfiorentino.

Eppure per adesso non si vedono molti volontari in giro. Sarà per la stagione, ma anche per le abitudini che sono dure a morire. Se infatti la Toscana costiera è abituata a spostarsi in bici, questo tipo di cultura è totalmente assente nelle città collinari dell’entroterra. Infatti in Valdelsa la bici è più vissuta come uno sport, uno svago, che un mezzo con cui spostarsi per lavoro o per fare la spesa.

Cambieranno nei prossimi anni le abitudini dei poggibonsesi, una volta terminati tutti i lavori? Per adesso molto scetticismo rimane.

Paolo Moschi
Un etrusco con gli occhi puntati sulla Valdelsa. Aperto a tutto quanto si muove nelle città e nei paesi a nord di Siena, per raccontare la vitalità di terre antiche e orgogliose, ma anche dal cuore grande

1 commento

  1. Rispondo alla provocazione del messaggio “o da quando si va in ospedale in bicicletta?” rilanciando “meglio all’ospedale in biclicletta che con l’autoambulanza”. Non so quanti leggono dei continui incidenti sulle strade con tanti morti e feriti (3000 morti/anno) in cui le principali cause sono la velocità, la distrazione e la guida in stato di ebrezza o sostanze stupefacenti. Incidenti in cui sono qualche volta coinvolti pedoni o ciclisti ma che nella maggior parte dei casi ne fanno le spese gli stessi automobilisti ma nessuno fa niente per fermare questa strage. Restringere le corsie stradali è un sistema per ridurre la velocità delle macchine, le zone 30 Km/h rendono i quartieri più vivibili partendo dal concetto che “la strada è di tutti”. Andare in bicicletta vuol dire meno inquinamento da traffico e più mobilità attiva, perciò è un’attività di prevenzione per la ns salute. Anche in ospedale molti ci possono andare in bici, ad iniziare dai dipendenti che non sono pochi. Certo le ns zone non hanno la vocazione agli spostamenti in bici, ma le ebike hanno aperto questa possibilità a tutti, basta superare la pigrizia iniziale e avere delle amministrazioni lungimiranti che investono nel benessere dei cittadini e in particolare delle future generazioni.
    Presidente Fiab Siena Amici della Bicicletta APS

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