Peste suina toscana

L’epidemia suina è tornata a tempestare alcune regioni del centro-nord e del centro-sud. In Toscana ancora nessun caso riscontrato ma 7 comuni della Provincia di Massa sono in restrizione preventiva

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce i suini, compresi i maiali domestici e selvatici. Benché non rappresenti un pericolo diretto per l’uomo o per gli animali domestici, può causare gravi danni all’industria suinicola. La malattia può portare a gravi perdite economiche a causa della necessità di abbattere e distruggere i suini infetti e di mettere in atto misure di controllo per prevenire la diffusione della malattia.

Sull’argomento abbiamo interrogato il dottor Luigi Liberti, il direttore della Sanità animale di Siena e Grosseto.

“L’epidemia ha iniziato a diffondersi in Italia in maniera importante dal 2021 andando a colpire la Liguria, il Piemonte, in Lombardia ed Emilia Romagna. Abbiamo riscontrato altri focolai a sud nella zona di Roma e Rieti e poi in Calabria. Attualmente, qualche settimana fa, nel comune di Tornolo (Parma), hanno trovato un cinghiale morto risultato poi positivo alla PSA. Per la gestione delle malattie infettive come questa, vengono fatte due zone intorno al focolaio per tutelare gli allevamenti: una zona di protezione e una di sorveglianza. Si pone una maggiore attenzione a tutti i suini trovati morti in allevamento, oppure ai cinghiali morti nelle campagne. Con queste zone di contenimento, 7 comuni della Provincia di Massa, per la loro vicinanza a Tornolo, sono stati messi in restrizione preventiva. La Toscana attualmente è interessata alla zona di restrizione ma fortunatamente non ha ancora riscontrato casi veri e propri di PSA.”

Le modalità di trasmissione della Peste Suina Africana

La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto diretto con suini infetti mediante il muso a muso o gli escrementi, ma può anche avvenire tramite veicoli contaminati come materiali infetti, mangimi, insetti o piccoli mammiferi.

“La PSA è molto contagiosa è può trasmettersi in differenti modi, il più classico è quello cinghiale-cinghiale o cinghiale-maiale e viceversa.” – Dice Lebrti. “I Livelli di sicurezza negli allevamenti senesi rispettano tutti gli standard introdotti dal 27 luglio del 2023, dove è obbligatorio adottare tutte le misure di bio-sicurezza. Queste misure sono la doppia recinzione, con una recinzione interna ed esterna a distanza di un metro, che permetta l’impossibilità da parte del cinghiale di trasmettere la malattia al suino domestico. Il cinghiale, come tutti gli animali selvatici, sono il principale tramite delle malattie infettive. Una gestione corretta della fauna selvatica ci permette di tenere sotto controllo questo tipo di infezioni.”

La prevenzione della PSA coinvolge quindi l’implementazione di rigorose misure di biosicurezza nelle fattorie suinicole, il controllo dei movimenti degli animali e dei prodotti suinicoli, nonché la rapida identificazione e la gestione degli animali infetti. Attualmente non esiste un vaccino commerciale disponibile per la PSA.

I Sintomi della peste suina

I sintomi della PSA nei suini possono includere febbre, letargia, perdita di appetito, vomito, diarrea, che spesso portano alla morte dell’animale.

“Ci sono dei sintomi che sono molto evidenti come l’andatura barcollante dell’animale. Il virus sull’animale è molto aggressivo, da quando si infetta a quando si presentano i sintomi passa circa una settimana con la morta che sopraggiunge nelle successive 24-48 ore. L’animale è soggetto a diarrea con sangue, saliva con sangue e macchie rosse sulla cute. Uno degli elementi principali che può allertare sulla presenza della PSA è sicuramente il barcollamento. Ogni anno facciamo delle riunioni con i cacciatori per educarli su quelli che sono i sintomi e, se si imbattono in animali moribondi o morti, sanno perfettamente come contattare i servizi veterinari tramite il numero verde 0573 306655, per poi attivare tutta la procedura dei controlli.”

Cosa succede se un cacciatore entra in contatto con un animale infetto da peste suina?

“La malattia non è pericolosa per l’uomo o per i suoi animali domestici, come detto è contagiosa solo per la specie suina. Come detto però, le modalità di trasmissioni sono molteplici. Oltre a quelle elencate esistono anche le modalità indirette come ad esempio le scarpe sporche di feci o urina, le ruote della macchina se sono entrate in contatto con l’infezione. Proprio come norma di biosicurezza è previsto che il cacciatore non possa entrare in un allevamento prima delle 48 ore successive alla battuta di caccia sul territorio.”

“Negli allevamenti industriali infatti, ai dipendenti, è sempre richiesto di dichiarare questo fattore a prescindere che l’allevamento sia già in una zona di restrizione o meno. Quindi anche nelle nostre zone senesi è previsto che se l’allevatore è andato a caccia, non può andare a dar da mangiare ai propri maiali. Questi sono obblighi ma ovviamente è premura dell’allevatore rispettarli in quanto evitare la diffusione della malattia significa non andare ad incidere sul valore economico del proprio allevamento.”

Nelle regioni del nord, una delle maggiori cause della trasmissione del virus è stata proprio la circolazione indiretta dell’infezione, con allevatori che hanno portato il virus nei propri allevamenti dopo una battuta di caccia.

“Il problema di utilizzare e mangiare insaccati infetti potrebbe essere un altro veicolo di trasmissione del virus. Per esempio, un panino con un insaccato infetto lasciato abbandonato sulla strada e mangiato da un cinghiale, scatenerebbe questo proliferarsi della malattia. Questa è un’altra delle causa più frequenti di infezione e spiegherebbe come mai in Italia sembrerebbe essersi diffusa a macchia di leopardo anziché a macchia d’olio.”

Francesco Benincasa
Nato a Siena il 5 Marzo 1993. Grazie alla web radio del mio paese ho intrapreso la strada di speaker, conduttore e telecronista da oltre 10 anni. Una delle mie più grandi passioni è riuscire a raccontare lo sport del territorio che mi circonda.

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