Lo stato dell’arte della mobilità ciclabile nella provincia di Siena con Alberto Paggetti Presidente di Fiab Siena Amici della Bicicletta

Facciamo il punto sullo stato dell’arte della mobilità ciclabile nella provincia di Siena con Alberto Paggetti, ingegnere in pensione appassionato di viaggi in bicicletta e mobilità dolce, Presidente di Fiab Siena Amici della Bicicletta (ADB) F. Bacconi APS dal 2017 e Coordinatore Fiab Toscana dall’ottobre del 2020.

Ci racconta che la sua passione per la bici è nata piano piano seguendo il gruppo degli ADB in alcune escursioni alla scoperta di strade, paesi e angoli nascosti del territorio senese. Poi in ciclo-gite nelle piste ciclabili dell’Austria, Germania, Svizzera, Francia con a seguito la moglie ed i figli preadolescenti. “La bici è il mezzo che mi permette di spostarmi agevolmente ad un’andatura che mi consente di guardarmi intorno senza fretta e condividere con gli amici queste esperienze”.

“In seguito – continua Paggetti – è venuto l’impegno nell’Associazione e nella mobilità dolce, in cui credo profondamente. Mi ritengo un visionario quando dico che “la bicicletta è il mezzo del futuro” ma sono convinto che uno strumento così semplice e duttile sopravviverà a crisi energetiche ed ambientali. La bici non consuma e non produce emissioni, non ingombra e non fa rumore: è un mezzo ecologico per definizione e ad alta efficienza energetica. La bicicletta migliora il traffico, l’ambiente, la salute e l’umore”.

Come valuta la rete di piste ciclabili presenti nella provincia di Siena? Sono in grado di soddisfare la richiesta di mobilità su due ruote nel territorio?

Le Piste ciclabili nella provincia di Siena sono purtroppo un miraggio, si tratta di pochi tratti scollegati tra loro, unico comune con una rete ciclabile significativa è Poggibonsi dove si trova la ciclopedonale Colle Val d’Elsa – Poggibonsi, lunghezza 7 Km, realizzata su un tratto di una ex ferrovia.

Nel 2012 la Provincia di Siena ha adottato il “Piano delle mobilità dolce” della provincia, rimasto in gran parte sulla carta anche per l’abolizione delle provincie, ed aggiornato a dicembre del 2020 con l’inserimento di percorsi turistici costituiti da strade a basso traffico e sentieri vocati al cicloturismo esperto.

La cultura della mobilità ciciclistica, parte importante della mobilità sostenibile, è in questa provincia poco sviluppata per le difficoltà orografiche del territorio, la mancanza di percorsi sicuri e la motorizzazione elevata, Siena presenta un indice di motorizzazione di 71 autoveicoli ogni 100 abitanti (fonte ACI 2019). In tutta la provincia solo il comune di Siena ha predisposto il PUMS (ancora da adottare) e nessun comune dispone di un Biciplan.

Per quanto riguarda, invece, il tema della mobilità su due ruote e la scuola, ci sono sul territorio iniziative di bici bus? Le piste ciclabili esistenti passano in prossimità delle scuole, oppure non tengono conto dell’ubicazione delle stesse?

La mobilità ciclabile casa-scuola è quasi inesistente per la mancanza di piste ciclabili e di corsie ciclabili. Come elemento positivo possiamo segnalare il Progetto “Mosaico” nato dalla partecipazione di 6 comuni della provincia con l’obiettivo di incentivare la mobilità dolce, attraverso azioni mirate alla gestione ed ottimizzazione degli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola. In questo contesto sono stati individuati dei Mobility Manager scolastici, formati con uno specifico corso nel 2019, ma purtroppo la pandemia ha sospeso quasi tutte le attività di miglioramento degli spostamenti casa-scuola e la realizzazione dei primi pedibus.

Come valuta le cosiddette piste pop-up, ovvero quelle delineate da una semplice segnaletica su strada, che, di recente, sono nate in molte città? Queste piste potranno invogliare le persone a cambiare le abitudini di spostamento o saranno viste come poco sicure e quindi non abbastanza utilizzate?

Le corsie ciclabili introdotte con il Decreto rilancio e il Decreto Semplificazioni del 2020 sono la soluzione ideale dove non possono essere realizzate piste ciclabili e devono essere abbinate alla limitazione della velocità dei veicoli a motore (strade e zone 30).

Questa tipologia di infrastruttura “leggera”, insieme ad altre novità quali il doppio senso ciclabile, la casa avanzata, le zone scolastiche, le strade ciclabili Fbis, ecc., costituiscono un ventaglio di soluzioni  per dare alle città una “*Rete ciclabile*” continua ed efficiente indispensabile per far decollare la mobilità ciclabile.  Come ogni novità questi dispositivi hanno trovato i loro detrattori, anche in alcuni funzionari pubblici che non vogliono correre rischi, ma in molte città (Genova, Bologna, ecc.) sono ormai delle realtà funzionanti.

Le corsie sono il segnale per gli automobilisti della presenza in strada dei ciclisti e, sicuramente, rispetto all’attuale situazione, in cui i ciclisti si trovano nella strada in mezzo alle auto, con le corsie ciclabili aumenta la sicurezza per i ciclisti. Comunque per invogliare le persone a cambiare le abitudini di spostamento vanno favorite le condizioni della mobilità dolce (reti ciclabili, rastrelliere diffuse, ecc) e disincentivati gli spostamenti con le auto private (limitazioni velocità e parcheggio). Inoltre servono delle campagne di comunicazione mirate a far comprendere che negli spostamenti entro i 5-10 Km i vantaggi di usare la bicicletta sono molti: tempi di percorrenza ridotti, parcheggio facile e vicino ai punti di arrivo, economicità, esercizio fisico, miglioramento dell’ambiente.

Cosa pensa degli incentivi dati, a livello governativo, per acquistare biciclette, monopattini e simili? Per affermare la mobilità su 2 ruote va incentivato l’uso o l’acquisto di mezzi?

Gli incentivi all’acquisto servono sicuramente ad aumentare la dotazione di mezzi sostenibili, ma poi vanno create le condizioni per usarli in modo sicuro (Reti ciclabili, rastrelliere, politica incentivante l’uso).

Da una parte le biciclette a pedalata assistita e gli altri mezzi con batteria ricaricabile ci allontanano, al momento, dall’obiettivo zero emissioni, in quanto l’energia è ancora prodotta per lo più da fonti fossili, dall’altra avvicinano alla mobilità dolce un numero di persone che altrimenti non sarebbe state interessate a cambiare il loro modo di muoversi; secondo lei, sono maggiori i vantaggi o gli svantaggi? Meglio avere più persone su biciclette, monopattini e simili anche a batteria con emissioni di gas effetto serra o puntare all’emissioni zero e combattere in modo determinato il cambiamento climatico?

La transizione verso l’obiettivo zero emissioni sarà molto lungo. In questo periodo di avvicinamento possiamo accettare anche l’uso di bici alimentate a batteria. Nell’obiettivo zero emissioni dobbiamo sicuramente puntare alla produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, ma dobbiamo anche ridurre la componente di energia necessaria alla produzione e smaltimento di tali mezzi e in particolare delle batterie. Questo ragionamento vale anche per le auto elettriche che hanno un impatto enorme nella componente produzione e smaltimento e chiamarle “ecologiche” è solo un espediente di facciata.

La strada è sempre più contesa tra veicoli di varia natura, auto, moto, biciclette, monopattini e altri mezzi ancora, talvolta, si rasentano situazioni di conflitto, cosa si può fare per far sì che ci sia un maggiore rispetto tra i diversi fruitori?

La soluzione ideale non esiste, sicuramente dobbiamo ribaltare la situazione attuale che vede i veicoli a motore padroni della strada. Lo slogan “la strada è di tutti” deve portare ad un riequilibrio dello spazio tra le varie componenti del traffico. Gli obiettivi nel medio periodo potrebbero essere “La dieta del traffico”  (MIT 2014) dove la componente dell’auto privata è ridotta a favore delle componenti dolci della mobilità.

Come vede il futuro della mobilità sostenibile, alla luce della futura ripresa, post Covid?  Ritiene che saremo in grado di realizzare un cambiamento vero in questo settore?

Il cambiamento verso la mobilità sostenibile è una via obbligata se vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo dove possano vivere. Il Covid 19 è un’occasione che ci impone una ripartenza e dobbiamo investire in soluzioni utili per il futuro. Oggi l’aggettivo “sostenibile” è usato da tutti ma i prodotti molte volte nascondono una realtà ben diversa, dobbiamo ragionare sulla base dei cicli circolari della vita del prodotto. La bicicletta è un mezzo sostenibile per sua natura: semplice, ergonomico, riciclabile, adattabile a tanti usi e situazioni.

Ultima domanda … cosa pensa del fatto che nel recovery found ci sono pochi fondi per la mobiltà dolce?

Nel recovery found si parla di “mobilità sostenibile” ma in realtà è stato preso in considerazione solo il trasporto ferroviario e l’intermodalità. Per la mobilità dolce non sono molti i soldi stanziati ma le Regioni dovrebbero incrementare questi fondi. Personalmente spero che l’alta velocità serva ad avvicinare gli italiani e la realizzazione degli interporti per favorire il trasporto merci su nave e rotaia riducendo il trasporto su gomma, ogni volta che vado in autostrada sono impressionato da quanti Tir ci sono. In pratica ogni spesa che riduce il traffico a motore è utile.

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