Foto presa da Facebook

Sui social è stata criticata la scelta di costruire un ristoro nei pressi della chiesa più instagrammata della provincia di Siena

Sono terminati da qualche settimana i lavori di restauro alla Cappella della Madonna di Vitaleta, la chiesa divenuta simbolo di tutta la Val d’Orcia che attrae ogni anno migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

L’edificio, di epoca rinascimentale, era già stato ristrutturato nel 1984, e soltanto da qualche anno è diventato Patrimonio Mondiale dell’Unesco (anche la Val d’Orcia lo è, più precisamente, dal 2004): oggi, la Cappella è di proprietà dell’ingegnere Pasquale Forte, che possiede anche il vicino Podere Forte. Il restauro è avvenuto sia all’interno che all’esterno della chiesa, ma ha interessato anche lo spazio circostante: lì, infatti, è stato progettato e realizzato il Ristoro Vitaleta, una sorta di “sosta dei sapori” dove si potranno gustare i prodotti eno-gastronomici della vicina azienda, gestita come detto dallo stesso proprietario. Un’iniziativa, benché fosse già preventivata, che non è andata giù a molti amanti del luogo più instagrammato della provincia di Siena.

Il rischio, a quanto si legge da alcuni commenti postati su Facebook, potrebbe essere quello di far diventare commerciale un luogo felicemente noto per il suo valore storico e ambientale. Per meglio dire, come scrive un utente, “la Madonna di Vitaleta è una stanza spoglia di pochi metri quadrati, tuttavia è una immagine di struggente significato nel contesto di un secolare contesto agricolo. Ora l’immagine diventa un calice di prosecco“. La paura dei senesi, insomma, è quella di far perdere l’aura di misticità e sacralità che la chiesa ha sempre avuto, riducendola a qualcosa di già visto o, come sentenzia qualcuno, a farla diventare “la Disneyland della Val d’Orcia”. Alcuni si appellano al vincolo paesaggistico, che avrebbe dovuto tutelare di più il luogo: se il privato può farlo “è un suo diritto, ma sicuramente la suggestività del luogo ne risente”. Turismo di massa e business, ma “certi luoghi sono belli senza massa”.

E non finisce qui: da quel che si evince la chiesa è stata anche riconsacrata, e questo permetterà a chi lo richiede di poter svolgere il proprio matrimonio a Vitaleta, rendendo il luogo ancora più privato ai visitatori nei giorni delle celebrazioni. E’ anche vero, però, che la struttura dove oggi è stato costruito il Ristoro – come fa notare un altro utente – “c’è sempre stata, ma era ridotta molto male“: un bene, quindi, che qualcuno l’abbia restaurata. Non per niente c’è anche chi, sostenendo questa linea, va contro tendenza: sono pochi, si contano sulle dita di una mano, ma ognuno fa comunque valere le proprie ragioni. “Non era nemmeno giusto farsi calpestare il grano da migliaia di turisti, se è per questo. Almeno ora chi arriva lì è libero di prendere una bottiglia d’acqua”. Un dilemma amletico, quello del “meglio prima” o “meglio ora”, che rimarrà nel limbo e nei profili dei social network, lontano da una risoluzione che accontenti tutti.

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