Sono in programma domani, in ogni capoluogo di regione, manifestazioni contro il governo Draghi

Si svolgeranno domani, in ogni capoluogo di regione, manifestazioni contro il governo Draghi. Dal Senese rappresentanti di Potere al Popolo parteciperanno alla manifestazione di Firenze, portando anche la voce delle problematiche  e delle istanze che provengono dal nostro territorio.

“Abbiamo appeso uno striscione a Siena (nella foto) – fa sapere Potere al Popolo in una nota – per ribadire che, anche se vogliono convincerci del contrario, l’opposizione al governo esiste eccome.

È fatta dalle persone normali, quelle che lavorano o che cercano lavoro, quelle che semplicemente credono che i diritti vengano prima dei profitti.

Potere al Popolo, insieme al sindacalismo di base e altre realtà sociali, sta denunciando con forza l’aumento vertiginoso dei prezzi e delle tariffe e una legge di bilancio che restringe il reddito di cittadinanza, permette una continua erosione dei salari che non ha precedenti nella storia repubblicana.

Occorre organizzarsi per imporre misure concrete di difesa e tutela sociale. Occorre lottare perché la nostra legislazione intervenga sulla questione salariale e sul contrasto al carovita. Alcune nostre semplici proposte:

  • il salario minimo di 10 euro netti orari;
  • la garanzia di un reddito minimo mensile ed estensione del reddito di cittadinanza per le famiglie a rischio poverta’;
  • il blocco dei prezzi all’ingrosso;
  • la calmierazione dei prezzi dei prodotti di prima necessita’;
  • l’estensione dei bonus sociali (per le utenze domestiche, per i trasporti pubblici);
  • la cancellazione del ticket sanitario;
  • la reintroduzione dell’equo canone per le locazioni;
  • la sospensione dei profitti per gli azionisti delle ex municipalizzate;
  • gli investimenti nel welfare, dirottando i fondi oggi vergognosamente assegnati alle famiglie ricche con il nuovo assegno unico universale;

Domani a Firenze ribadiremo la nostra opposizione nei confronti del governo e dell’ennesimo tentativo di scaricare i costi della crisi generale sui nostri salari, i nostri stipendi e le nostre pensioni”.

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