Titolo a più 15 per cento: ipotesi aggregazione con Bpm

La partita al rush finale dell’ops di Intesa su Ubi riaccende il toto-risiko bancario. E al centro dei riflettori finisce ancora una volta Mps, che apre la settimana di slancio (+15%) a Piazza Affari (titolo che chiude a 1,80 nella seduta di oggi). La principale candidata resta il Banco Bpm (+5,5%) che però già di recente ha smentito colloqui con Siena. La stessa Piazza Meda che, secondo ricostruzioni di stampa, avrebbe poi un dialogo aperto con Unicredit che di m&a (in Italia o cross-border) poco ne vuole sapere, a sentire le dichiarazioni del ceo, Jean Pierre Mustier molto concentrato invece sul processo di digitalizzazione.

Mps è comunque entrata nel futuro, sia attraverso il progetto di una bad bank con Amco, sia con la nomina di un advisor (Mediobanca) per capire gli scenari verso un’aggregazione.

Rumors non confermati dunque e a cui i diretti interessati replicano con il più classico dei no comment. Per il gruppo veronese-milanese, chiamato a presentare un nuovo piano (probabilmente verso la fine dell’anno) alla luce dell’incertezza legata al Covid-19, l’ottica resta quella stand alone. Lo stesso ad Giuseppe Castagna ha ribadito che nella road map non ci sono fusioni. Concetto rafforzato poi anche dal presidente, Massimo Tononi che parlando proprio del Monte (di cui e’ stato peraltro ai vertici) ha sottolineato di recente “l’infondatezza” delle voci di contatti.

Siena da cui il Mef vuole uscire l’anno prossimo sarà sicuramente al centro di un inevitabile consolidamento del settore. Un giudizio espresso anche dagli analisti con Intermonte che considera Banco Bpm, Bper Creval e la stessa Mps tra le banche per cui il coinvolgimento nel risiko bancario è “più probabile”. Il broker ha aggiustato i target price dei primi tre istituti (Mps non è coperta dai suoi analisti) per includere “una probabilità del 20% di fusioni e acquisizioni”. Queste banche potrebbero essere coinvolte nel “gioco dell’M&A nei prossimi mesi, in parte grazie a una valutazione molto bassa (in media un rapporto tra prezzo delle azioni e patrimonio netto tangibile di 0,4 volte), alti badwill (differenza tra valore del patrimonio e prezzo, ndr) e Dta (attività fiscali differite, ndr) e il bisogno di sfruttare sinergie nell’attuale contesto di bassi tassi e di incombente recessione”.

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