Il collegio difensivo dell’ex presidente Mps chiede “assoluzione piena” dopo la sentenza di primo grado e la condanna a sei anni

Il collegio difensivo di Alessandro Profumo ha depositato oggi la richiesta di appello con la richiesta di assoluzione piena dopo la sentenza di primo grado che lo coinvolge come ex presidente di Mps. Lo scrive l’agenzia Ansa.

Le motivazioni dell’appello derivano dalla constatazione delle motivazioni della sentenza di primo grado sono articolate su omissioni di documenti delle Autorità vigilanti e delle testimonianze di tecnici delle stesse Autorità, oltre a errori palesi nella lettura dei bilanci.

“Da tali documenti e testimonianze da parte delle Autorità Vigilanti emerge con chiarezza – si sostiene – che la condotta del nuovo management Mps (Fabrizio Viola a.d. e Alessandro Profumo presidente) si è caratterizzata per una informazione al mercato corretta e trasparente”.

Il ricorso presentato dagli avvocati Franco Coppi e Adriano Raffaelli, difensori di Alessandro Profumo, chiede una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, e l’annullamento della sentenza di primo grado, partendo dalla constatazione che le motivazioni della sentenza Mps di primo grado sarebbero articolate su omissioni di documenti delle Autorità Vigilanti e deposizioni dei loro funzionari, oltre a numerosi errori di carattere tecnico nella lettura dei bilanci.

Si evidenzia poi, come elemento ‘di particolare gravità’, che la condanna in primo grado si sarebbe basata anche su un “errore di calcolo della contabilizzazione ‘a saldi chiusi’ negli anni 2008, 2009, 2010 e 2011 per totali 445,5 milioni, invece che 104,2 milioni come correttamente rilevato da Banca d’Italia e Bce nella lettura dei bilanci e dai prospetti proforma.

“Una conferma della posizione costantemente assunta da Consob circa la piena trasparenza della condotta del ‘nuovo’ management di Mps emerge, fra le altre – si sostiene nel ricorso – dalla testimonianza nel settembre 2019 dalla dirigente della divisione mercati Maria Antonietta Scopelliti: per gli avvocati di Alessandro Profumo ha riferito che la diffusione dei prospetti proforma avrebbe “garantito l’ostensione al mercato di tutti i necessari elementi conoscitivi” ma il Tribunale ne dà atto in sporadici passaggi, comunque non riportati né tantomeno approfonditi”.

Secondo il ricorso, l’aspetto più eclatante, peraltro alla base dell’impianto accusatorio, è costituito dalla modalità di contabilizzazione delle operazioni in derivati Alexandria e Santorin: la sentenza – si sostiene – sistematicamente ignora la scoperta dell’a.d Viola e del presidente Profumo delle perdite nascoste attraverso i due veicoli, solo in seguito definiti Cds, che rappresenta un elemento di forte discontinuità con la precedente gestione che le aveva occultate.

“E’ questa ‘scoperta’ – si evidenzia – a consentire il corretto rilevamento a bilancio delle perdite a prescindere dalla modalità di contabilizzazione (a saldi aperti o a saldi chiusi), come più volte indicato dalle Autorità di Vigilanza. In particolare, con il restatement del 2013 venne fornita in accordo con le Autorità di Vigilanza – il ricorso qui fa riferimento ad un documento congiunto del marzo 2013 di Banca d’Italia, Consob e Ivass – una informazione societaria corretta sul piano economico (disvelamento delle perdite in precedenza occultate) e trasparente sul piano contabile”.

In questo contesto, la tesi del collegio difensivo di Alessandro Profumo è che la contabilizzazione a saldi aperti mantenuta dal nuovo management perde qualsiasi valenza ingannatoria perché non è funzionale all’occultamento delle perdite (perché disvelate in modo chiaro e trasparente), smentendo di fatto qualunque congettura in ordine a inesistenti continuità gestionali.

Il ricorso si sofferma sul “calcolo della contabilizzazione a saldi chiusi negli anni dal 2008 al 2011 considerandola una operazione senza alcun senso, in contraddizione con la nozione elementare di contabilità secondo cui il patrimonio esposto a bilancio in un dato anno è la risultante di tutti gli anni passati”.

Sostiene così che “in questo modo risulta del tutto insussistente l’argomentazione del Tribunale circa ‘un buco’ di 445,5 milioni, e l’impossibilità della banca a coprire tale perdita con la conseguenza di un aumento degli importi dei Monti bond, già giunti a livello massimo consentito”.

Nelle motivazioni della sentenza i giudizi hanno parlato di “una spiccata capacità a delinquere”, mentre l’ex presidente Profumo e l’ex amministratore delegato Fabrizio Viola hanno replicato di non essere stati loro “il marcio in Mps”.

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