Nel frattempo, il Mps e il ministero del Tesoro stanno lavorando per definire il nuovo piano industriale

Sfumate le nozze tra Mps e UniCredit è al vaglio l’ipotesi di un rinvio di oltre 12-24 mesi, dell’uscita dello Stato dal capitale del Monte dei Paschi di Siena.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il Mef potrebbe rimanere azionista nel capitale di Rocca Salimbeni, che potrebbe coincidere con i tempi del nuovo piano industriale fissati per ora al 2025.

Nel frattempo, il Monte e il ministero del Tesoro stanno lavorando per definire il nuovo piano industriale: scadenza, obiettivi costi-ricavi e rafforzamento patrimoniale, con una cifra al ribasso rispetto ai 3 miliardi ipotizzati, potrebbero essere rivisti.

Secondo quanto dichiarato dal segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, al giornale di Confindustria, dopo il fallimento della trattativa con UniCredit, alla guida della Banca dovrebbe rimanere lo Stato, utile a garantire il recupero dell’investimento pubblico. Mps infatti avrebbe perso la propria integrità nel momento del risanamento, come dimostra l’utile di 388 milioni di euro realizzati nei primi nove mesi dell’anno.

Per il suo rilancio, sottolinea il Colombani, è necessario un aumento di capitale, che in fase di ripresa economica, consentirà a Mps (se ricapitalizzata) di fare più ricavi. Per riuscire nell’intento serve però una banca pubblica, almeno fino al recupero da parte dello Stato del suo investimento, impossibile da ottenere in un anno come è già stato pensato.

Il numero uno del sindacato aggiunge che non possono essere ripetuti gli errori del passato, né possono essere fatti rimedi compensativi o essere richiesti nuovi sacrifici salariali da parte dei dipendenti, che già hanno pagato a caro prezzo il mantenimento sul mercato della banca.

La sorte di Mps poi è in diretta connessione con il tema della desertificazione bancaria, un problema che nel Paese di espande a macchia d’olio – specie nel Mezzogiorno – con grosse ricadute sul tessuto sociale. La Toscana, che è stata meno colpita rispetto ad altre aree, è incline a una emarginazione sociale causata dal basso tasso di digitalizzazione e dall’età media degli abitanti. Il territorio toscano infatti si caratterizza per un alto numero di anziani, isolati nonostante siano detentori la maggior parte del risparmio privato.

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