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Con uno sconto incentivante, vendita all’estero di azioni Mps con il Mef che ora è al di sotto del 40% dell’istituto

Lo Stato ha messo sul mercato il 25% delle azioni MPS (fino a ieri lo Stato possedeva il 64,2 per cento). Un blitz, quello del Ministro dell’Economia e della Finanza, Giancarlo Giorgetti. Un blitz che arriva dopo che il titolo aveva superato i 3 Euro. Dal 2017 ad oggi lo Stato ha messo 7 miliardi per la Banca, soldi che ora potranno essere recuperati. Quella del Monte è l’inizio del piano di privatizzazioni da 2 miliardi promosso da Giorgetti. Le azioni sono state cedute ad un prezzo di 2,92 euro, con uno sconto pari al 4,9% rispetto al prezzo di chiusura registrato ieri a fine seduta (3,072).

Perché una vendita veloce, “Accelerated book building”, in termini tecnici, vale a dire il mandato a tre grandi banche d’affari (Bank of America, Jefferies e Ubs) di offrire ai rispettivi clienti pacchetti frazionati di azioni, sulla base delle singole richieste? Una vendita rapida, destinata a più investitori, per fare cassa al miglior prezzo possibile. In primis per garantirsi l’effetto sorpresa, alla faccia dell’annuncite che in questi anni ha visto Mps affibbiata, in modo improbabile, ad Unicredit, Credit Agricole, Banco Bpm e chi più ne ha più ne metta. Poi, per la possibilità di cedere azioni senza bisogno di alcun obbligo pubblicitario, piazzandole ad investitori istituzionali e non direttamente sul mercato. Sicuramente c’è il fatto che con lo Stato sotto il 40%, come in Germania, nessuno potrà dire nulla…

La quota, come riporta La Stampa, è andata soprattutto a investitori internazionali; nei piani di Giorgetti il restante 39,2 dovrà rimanere nei confini nazionali. “Mps dovrebbe diventare il perno di un terzo polo bancario dietro a Intesa e Unicredit”, riporta il quotidiano torinese.

Sull’argomento è intervenuta Erica Mazzetti, parlamentare di Forza Italia: “Grazie al Centrodestra si è visto un cambio di passo di Mps: per anni ha solo e soltanto assorbito soldi pubblici, oggi comincia a restituirli. La nuova gestione a guida Nicola Maione e un Cda di alto profilo, in pochi mesi, hanno permesso di restituire utili, che non si vedevano da anni. Non solo, ciò ha permesso di salvaguardare la struttura di Mps, gli azionisti, i correntisti e non ultimi i dipendenti, oltre a suscitare il crescente interesse degli investitori. Dopo il rischio corso per 6 anni, ci sono le condizioni reali per tutelare i posti di lavoro e per permettere alle professionalità migliori di emergere”.

Elogiativo anche il commento del Sindaco di Siena. “Sono stati rispettati gli impegni presi dal governo su banca Monte dei Paschi di Siena – questo il commento del sindaco di Siena Nicoletta Fabio -. Durante il lavoro di ‘ristrutturazione’ messo in campo dalla governance – prosegue Fabio – si è parlato spesso di un’uscita graduale dello Stato e del Mef dal capitale della banca. Così è stato con la cessione del 25 per cento. Con la dovuta cautela, abbiamo oggi un’ulteriore conferma che Mps non rappresenti più un peso, ma una risorsa per tutto il paese”.

Anche la First Cisl ha voluto offrire il proprio punto di vista: “La collocazione sul mercato del 25% di Mps – afferma una nota – non deve aprire le porte ad uno spezzatino della banca, la cui identità non va diluita in nuove aggregazioni che si risolverebbero in un danno per i lavoratori e per i territori di riferimento. Mps non ha bisogno di confluire in un terzo polo per avere un futuro. Anche i risultati dell’ultima trimestrale confermano che la banca ha raggiunto un elevato livello di redditività e che da un punto di vista patrimoniale è assolutamente solida. Una condizione, quest’ultima, che potrebbe migliorare ulteriormente qualora il verdetto del processo d’appello, atteso il 27 novembre, dovesse riformare la sentenza di condanna in primo grado di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola”.

“Per questo siamo convinti che per Mps è necessaria un’operazione di sistema che crei le condizioni per l’ingresso nel capitale delle Fondazioni di origine bancaria nel ruolo di anchor investor, cui dovrebbe continuare ad affiancarsi il Tesoro con una quota di minoranza. In coerenza con quanto sostenuto nel tempo, politicamente e fattivamente, dalla nostra organizzazione, a tutti i livelli federali e confederali, che ci hanno visti affrontare, non senza sacrificio, anni caratterizzati da scelte spesso sofferte ma dettate dalla volontà di rilanciare la nostra azienda, ribadiamo la nostra più ferma contrarietà a ogni ipotesi di spezzatino o svendita del Monte dei Paschi di Siena”. Lo dichiarano Alessia Silvestri, Segretaria First Cisl Banca Mps, e Barbara Spezia, Segretaria di Gruppo.

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