“Abbiamo il diritto di mantenere il nostro posto di lavoro. Incredibile il silenzio del governo”

“Siamo stanchi, vogliamo risposte e chiarezza”. E’ questo il grido che riecheggia oggi da Piazza Salimbeni nel giorno dello sciopero dei lavoratori Mps. Il presidio, a Siena come in altre parti d’Italia, è stato organizzato perchè i lavoratori e i loro rappresentanti si sentono esclusi dalla trattativa in corso tra il il Mef e Unicredit e in generale dal processo decisionale sul futuro del Gruppo Mps. Eppure qualsiasi ricadrebbe proprio sui dipendenti della Banca e del suo indotto.

“C’è grande coesione tra lavoratori e lavoratrici, non solo tra quelli di Mps ma anche quelli dell’indotto – afferma il segretario della Cgil di Siena Fabio Seggiani -. Siamo qui oggi per chiedere un tavolo al governo, deve darci una risposta. Tutti i candidati alle suppletive si devono impegnare per far sì che questa vertenza si sposti nei giusti luoghi, che sono quelli governativi. Dentro questo governo ci sono tutti, quindi Letta e Marrocchesi Marzi devono impegnarsi per portare questa questione sui tavoli governativi”.

“E’ intollerabile assistere ad un processo di smembramento di una delle più grandi banche del paese apprendendo le notizie dai giornali – afferma Daniele Quirico, segretario regionale della Cgil – Fiscat -. Sono cinque mesi che abbiamo chiesto un incontro al governo ma non è arrivato nessun segnale di convocazione. In una banca di 21mila lavoratori ne rappresentiamo 19mila, è incredibile il silenzio del governo. Unicredit è interessata alla filiale di alcune regioni, noi avevamo chiesto di prendere un po’ di tempo con l’Europa, per evitare che un grande soggetto bancario possa scegliere quale parte di Mps prendere e chiedendo nel contempo un intervento di denaro pubblico”.

Sono in Mps da sempre – afferma un lavoratore – ci sono state fusioni ed incorporazioni, ma non mi aspettavo tutto ciò. E’ la banca più vecchia del mondo, anche a livello culturale quello che sta avvenendo è folle. In più c’è anche la questione dell’impegno e degli sforzi fatti dai lavoratori negli ultimi anni. Abbiamo il diritto di tenere i nostri posti di lavoro. La politica se ne interessa solo a livello elettorale, ma qualcuno prima o poi dovrà decidere. Tutti hanno dichiarato di essere a favore di Mps”.

“Viviamo una situazione di grande incertezza – afferma una lavoratrice -, questa manifestazione serve per evitare lo smembramento di una grossissima azienda. La lettera aperta è rivolta a tutti, non solo ai senesi, in tutte le grosse aziende potrebbe capitare quello che sta capitando a noi. Al governo chiediamo la salvaguardia della nostra banca e la nostra storia. Mps ha salvato altri istituti e adesso deve essere aiutata, ma non con uno spezzatino, perchè ricade sui dipendenti. Bisogna tutelare la territorialità di Mps”.

“Con il ridimensionamento della Banca – afferma un lavoratore del gruppo Next, che fa parte dell’indotto Mps – la sede si Siena ha perso senso di esistere. Perciò abbiamo paura di essere accorpati a Firenze, con molti disagi per i lavoratori. Siamo incentrati sulle commesse di gestione e installazione dei bancomat, ma se la commessa non dovesse essere rinnovata, per il nostro gruppo potrebbe perdere interesse anche la sede di Firenze“.

Sono nato a Melito di Porto Salvo (RC) e mi sono diplomato al Liceo Classico di Reggio Calabria. Dopo la maturità, ovvero sia più di sei anni fa, mi sono trasferito a Siena, una città che ormai è più di una seconda casa. Qui ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e una magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Da sempre appassionato alla scrittura, il mio proposito è quello di raccontare ciò che mi accade intorno in modo obiettivo.

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