Il primo cittadino Michele Angiolini ha parlato per placare le polemiche dopo la visita dell’onorevole Vittorio Sgarbi

Non ha tardato troppo ad arrivare la risposta del sindaco di Montepulciano dopo lo Sgarbi-gate, scoppiata nel weekend di Pasqua e riportata da Gazzetta di Siena nella giornata di martedì. Il parlamentare e sindaco di Sutri aveva infatti presenziato al concerto della pianista Gile Bae nella cittadina poliziana, facendo prima visita al Museo Civico Pinacoteca Crociani che, però, doveva essere chiuso, poiché la Toscana è in zona rossa. Le foto dell’avvenimento erano state pubblicate per poi essere rimosse, facendo così aumentare un malcontento popolare già palpabile per la vicenda in questione.

“L’Onorevole Sgarbi non è stato invitato a Montepulciano, ma domenica 4 aprile ha annunciato al direttore del Museo Civico, Professor Roberto Longi, il suo arrivo per assistere al concerto del Festival di Pasqua chiedendo, con l’occasione, di poter visitare alcuni luoghi di interesse artistico, ai fini di studio e ricerca” ha detto il primo cittadino poliziano Michele Angiolini, aggiungendo anche che lo stesso critico d’arte avesse deciso dove andare “in totale autonomia, senza alcun programma concordato con il Comune. Lungo tali percorsi l’Onorevole Sgarbi, anche in qualità di delegato Anci, ha chiesto di poter accedere al Museo Civico dove si è soffermato dinanzi ad alcune opere che vi sono custodite”.

Proprio alla Pinacoteca Crociani, il critico d’arte era stato fotografato con altre istituzioni, pur essendo chiuso al pubblico come stabilito dall’ultimo Decreto Legge. Il sindaco di Montepulciano ha però chiarito anche questa situazione, ammettendo che la struttura in questione “può essere frequentata da personale di volta in volta individuato per attività di manutenzione, pulizia, studio. In tale ultimo ambito si inquadrava la visita dell’Onorevole Sgarbi”. L’errore delle istituzioni è stato di carattere “umano”: secondo quanto detto da Angiolini, infatti, “non si doveva far accompagnare l’ospite da un gruppo di persone: si è trattato di un atto di riguardo verso l’apprezzato storico dell’arte, che andava però evitato. Riconosciamo l’errata valutazione, compiuta in un momento in cui ci sottoponiamo tutti a sacrifici e rinunce e, come istituzione locale, le chiediamo ai cittadini”.

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