Guido Bastianini Mps

Entro l’anno la conclusione dell’operazione, ecco i passaggi

Mps e Amco hanno hanno approvato il progetto della “bad bank”. “La scissione parziale non proporzionale con opzione asimmetrica da parte di Mps in favore di Amco di un compendio composto da crediti deteriorati, attività fiscali, altre attività, debito finanziario, altre passività e patrimonio netto”. Con oltre 8 miliardi tra sofferenze e Utp, il profilo di rischio di Mps scende sotto la media delle banche italiane e soprattutto sotto la soglia richiesta dall’Authority europea (Eba): con il Gross NPE ratio che passa dal 12,4% al 4,3%.

Quando la Bce rilascerà l’autorizzazione all’operazione tra Mps e Amco, il progetto di scissione passerà al voto delle assemblee straordinarie dei due gruppi chiamate a deliberare entro il mese settembre, sul presupposto che siano decorsi almeno trenta giorni dal rilascio dell’via libera della Banca Centrale e con l’obiettivo di stipulare l’atto di scissione entro il 15 novembre, perchè la scissione possa avere efficacia a decorrere dal 1 dicembre 2020.

Come detto sono circa 8 miliardi i crediti deteriorati che verranno scissi. Circa 4,8 miliardi di sofferenze e 3,34 miliardi di Utp. Inoltre, si legge in una nota della banca, titoli obbligazionari e azionari per un valore contabile pari a 5 milioni; contratti derivati per un valore contabile pari a 1 milione e attività fiscali differite (Dta) per un valore netto contabile pari a 104 milioni. Inoltre fanno parte del compendio “passività derivanti da un bridge loan erogato a Mps da JPMorgan Chase Bank e Ubs pari a Euro 3.179 milioni; contratti derivati per un valore contabile pari a 0,1 milioni; patrimonio netto per un importo pari a Euro 1.087 milioni”. 

Con l’operazione di scissione delle sofferenze Mps abbatte il suo profilo di rischio con il Gross Npe ratio che passa dal 12,4% al 4,3% “ponendosi al di sotto della media del sistema bancario italiano e della soglia del 5% indicata dalle linee guida Eba” evidenzia una nota. Tra gli impatti segnala anche “il miglioramento anche del Texas ratio, che passa da circa 86% a circa 43%, la riduzione di alcuni ratio patrimoniali: CET1 Phase-in dal 14,7% al 13.3%; CET1 Fully Loaded dal 12,7% all’11,1%”. Il costo del funding scende e “potrebbe consentire un miglioramento del posizionamento competitivo di Mps sul mercato italiano e un piu’ facile accesso al mercato del funding istituzionale, con un conseguente potenziale rafforzamento della struttura del passivo della Banca”.

Per Amco l’operazione invece rappresenta un “consolidamento del proprio ruolo centrale nel mercato degli Npe in Italia, confermando la leadership nel settore degli Utp e ponendosi come partner delle banche nel loro processo di derisking; raggiungimento di un bilanciamento ottimale del business gestito in qualità di investitore e servicer, grazie alle competenze acquisite nella gestione di grandi portafogli; incremento dell’efficacia dei recuperi”.

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