Biancoverdi sanno quante insidie ha questa C Unica. Ripensiamo alla partita di ieri con la consapevolezza di doversi assicurare presto la sicurezza di uno dei primi quattro posti

La vittoria di ieri pomeriggio al PalaCoverciano contro la capolista Pino Firenze rappresenta sicuramente una tappa importante nella stagione della Mens Sana. Non solo per la classifica – che deve restare la priorità in una prima fase di questo campionato così breve e
condizionante (le prime quattro giocano per la B Interregionale, dal 5° all’11° si lotta ancora per la permanenza) -, ma anche per come è arrivata in trasferta, dopo le due sconfitte “on the road” contro squadre non irresistibili, intervallate dalla vittoria a Pontedera.

DNA BIANCOVERDE: per la prima volta in stagione la Mens Sana si è trovata all’intervallo lungo in svantaggio. Una sensazione nuova, dato che nelle precedenti sfide, sempre (o quasi), i primi tempi dei ragazzi di coach Betti erano stati perfetti. E proprio per questo la reazione dal -10 al 21esimo al +3 del 30esimo è degna di sottolineatura, perché figlia di una reazione difensiva ad un primo tempo a punteggio alto, non solo per merito dei talentuosi avversari. Così come degna di nota è la gestione del finale punto a punto. Altre volte purtroppo letale per i senesi.

ZONE DEFENSE: l’idea di Paolo Betti di ieri sera è apparsa chiara dalla prima azione: zona 2-3 dopo ogni canestro subìto per provare a rallentare il rullo compressore fiorentino, dotato di giovani talenti – Corradossi e Forzieri del 2003 e Landi addirittura 2004 – capaci di segnare in tutti i modi possibili. Ha funzionato a tratti: di sicuro ha rotto il ritmo agli avversari nel primo quarto, ma di contro ha concesso qualche rimbalzo in attacco di troppo e qualche taglio mal seguito dal lato debole che sono costati punti facili subiti a referto. Però bene l’idea di essere anche tattici. Perché la tattica può essere utile in molte circostanze a mascherare qualche deficit fisico.

CORPO ADDOSSO: il basket è uno sport di contatto. E i contatti spesso sono l’ago della bilancia tra una buona e una cattiva difesa. Nel terzo quarto la Mens Sana ha difeso quasi sempre a uomo, ma a differenza del primo tempo ha messo molto di più il corpo addosso agli avversari. Commettendo è vero qualche fallo di troppo, ma costringendo spesso Landi e compagni a tiri più difficili, sporcando le loro percentuali e minando qualche certezza acquisita nei primi 20 minuti.

THE IMPORTANCE OF BEING “GIANGI”: il ragazzone nativo di Brno in Repubblica Ceca è forse la più grande sorpresa di questo inizio di stagione. Perché se dei vari Puccioni e Marrucci si conoscevano abbastanza bene pregi e difetti, l’incertezza che regnava attorno all’impatto di Prosek era abbastanza rilevante. Ed invece per il momento Giangi si sta rivelando una piacevole sorpresa. Lo dicono i numeri, soprattutto in attacco, ma anche la sua capacità di adattarsi bene ai diversi compagni che gli ruotano accanto. Quando gioca da 5 sa attaccare benissimo spalle a canestro, quando invece gioca da 4 apre il campo per l’altra “torre” Sabia che nel pitturato si muove che è una meraviglia. Unica piccola pecca, qualche calo di concentrazione in difesa. Tutta roba comunque migliorabile.

GO TO GUY: non è facile identificare un vero e proprio “go to guy” in questa squadra. Perchè se è indubbia la leadership di Vittorio Tognazzi, assoluto mattatore anche ieri sera e top scorer della squadra, è altrettanto vero che in diversi hanno mostrato di poter segnare con buona continuità. Cosa questa che rende l’attacco biancoverde molto vario e capace di trovare protagonisti diversi in momenti diversi. Ieri in 6 sono andati in doppia cifra (Pannini, Puccioni, Prosek, Tognazzi, Cucini e Marrucci) a dimostrazione di quanto stavamo dicendo.

CUORE E P..: è ormai un mantra dei tifosi biancoverdi, richiamando la famosa frase di un vecchio capitano, Tomas Ress. Ieri sera invece a tirare fuori il “cuore e le P…” sono stati in tanti, ma ci piace fare una menzione per capitan Pannini, che nel finale ha segnato 11 punti (quasi) di fila che hanno indirizzato in maniera decisiva la partita. Altre volte è toccato ad altri. Ma ieri sera il vero “Clutcher” è stato lui. Anche se a nulla sarebbero servite le sue triple se i suoi compagni non avessero fatto il resto. Perché di Clutcher e go to guy è pieno il mondo. Ma il basket oltre ad essere un gioco di contatto, come detto all’inizio, è prima di tutto un gioco di squadra. E ieri sera ha vinto la squadra.

VERBENA IN TERRA FIORENTINA: erano una cinquantina i tifosi biancoverdi che hanno occupato le tribune del PalaCoverciano ieri pomeriggio. Tanti quanti i biglietti che la società ospitante aveva concesso agli ospiti. Si sentivano (e vedevano anche dalla tv) come sempre molto bene. Soprattutto si è sentita bene per due volte la Verbena. La prima volta, come di consueto, prima della palla a due. La seconda invece a pochi secondi dalla fine a suggellare una gran bella vittoria. La Verbena è qualcosa che va oltre i colori. La Verbena è pelle d’oca.

204: sono i punti messi a segno dalle due squadre… se non è record “all time” della serie C nei 40 minuti, poco ci manca. A tratti sembrava di essere al Madison Square Garden di NY… salvo poi ricordarsi che eravamo invece al PalaCoverciano di Firenze. Ma per ora va bene così.

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