Il virus del passato rischia sempre di tornare. Caffaz: “Abbiamo il dovere di ricordare”

La memoria – con la conoscenza e condivisione di emozioni – anticorpo per fronteggiare i virus che ritornano dal passato. E il dovere del ricordo: oggi attraverso la voce dei sopravvissuti ma anche quando di testimoni, anche per ragioni anagrafiche, non ce ne saranno più. 

Il 27 gennaio sarà il Giorno della memoria, con le scuole collegate in un evento streaming. “Coltivare e preservare la memoria è il vero anticorpo, per usare un linguaggio che ben si adatta al momento, più potente e importante contro i rigurgiti nazifascisti a cui assistiamo nel Paese ma anche nell’Europa e nel mondo” sottolinea l’assessore alla scuola e alla cultura della memoria, Alessandra Nardini durante la presentazione del programma che la Regione ha messo a punto per la prossima settimana. “E’ un impegno per il futuro – aggiunge – che dobbiamo anche e soprattutto alle nuove generazioni che purtroppo avranno sempre meno occasioni per poter ascoltare direttamente le voci di chi ha vissuto quei terribili momenti. Per questo ritengo particolarmente preziose le testimonianze che tante studentesse e tanti studenti toscani potranno ascoltare mercoledì mattina da parte di chi ha vissuto in prima persona la presecuzione antiebraica e la Shoah”.

“C’è chi celebra – annota Ugo Caffaz, testa ed anima da sempre del Treno della memoria toscano – Noi non celebriamo: non c’è nulla da celebrare. Laicamente noi in Toscana vogliamo ricordare e far ricordare e lo facciamo da venti anni. Vogliamo studiare per tentare di capire, anche se è difficile comprendere quello che è successo nei lager nazisti: anche nei numeri”. 

Dopo venti milioni di morti della Prima Guerra e i 65 milioni della Seconda, sembra che il mondo fosse impazzito e non avesse imparato la lezione. “Eppure – commenta – sta ancora impazzendo”. Di quei 65 milioni tredici morirono nei lager, ricorda. La metà erano politici, rom e sinti, omosessuali, testimoni di Geova. “Andavano a cercarli” ripete Caffaza – . La metà erano ebrei e tra loro un milione e 200 mila bambini, finiti nelle camere e gas”. 

Ancora oggi c’è chi nega. C’è chi dice che il gas e le camere a gas servivano per la disinfestazione dai pidocchi. Negano di fronte ai documenti e alle prove emerse negli anni, oltre al racconto di chi è sopravvissuto.  Per questo è importante preservare e promuovere la memoria: qualcosa che al Museo della Deportazione e delle Resistenza di Prato, archivio vivo di racconti e testimonianze,  fanno praticamente tutti i giorni.

“Da noi – spiega Camilla Brunelli, storica e direttrice – il Giorno della Memoria si ripete per trecentosessantacinque giorni l’anno, in un lavoro assiduo con scuole e visitatori che è praticamente quotidiano”. 

“Se tutto quello che è successo nessuno lo ricorda non si ha una visione normale del mondo – riprende Caffaz – Serve l’approfondimento. I ragazzi e gli insegnanti si devono impegnare molto e studiare mesi per capire cosa è successo. Si studia ancora anche nelle lunghe ore di viaggio sul treno da Firenze verso la Polonia, con veri e propri seminari. E serve l’emotività: occorre provare e vedere di persone. Solo le due cose insieme funzionano”. “Un treno  virtuale non è proprio la stessa cosa di uno vero – conclude – ma cerchiamo di farlo assomigliare. Quest’anno del resto, con l’emergenza sanitaria in corso non potevamo spostarci fisicamente”. Intanto la Regione comunica che il gran lavoro di approfondimento della Summer School rivolta agli insegnanti e durata quest’anno non una settimana ma tre mesi, attraverso incontri on line a cui hanno partecipato in duecentocinquanta, sarà messa a disposizione di tutti gli studenti  e di chiunque vorrà approfondire. 

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