L’olio era venduto come extravergine nei supermercati ma era allungato con olio lampante

Risale al luglio 2012 il sequestro da parte della Guardia di Finanza e dell’ispettorato centrale repressione frodi, su mandato della Procura di Siena, di 8 milioni di litri di finto olio extravergine d’oliva, ottenuto miscelando olio vergine e olio lampante opportunamente deodorato per eliminare i cattivi odori, all’Azienda Olearia Valpesana, con sede a Monteriggioni. E in alcuni casi sulle etichette veniva dichiarata un’origine “100% italiana”, anche se le  bottiglie contenevano il 30-40% di olio proveniente da: Spagna, Grecia e Tunisia.

L’Azienda non commercializzava direttamente, ma rivendeva olio sfuso ad una serie di aziende imbottigliatrici tra le più importanti a livello nazionale, ubicate in diverse regioni italiane, che provvedevano al successivo confezionamento e distribuzione ai supermercati in Italia e oltre confine, l’1% circa del prodotto nazionale. 

Il meccanismo, scoperto nel 2012, andava avanti dal 2010 e il materiale sequestrato permise di scoprire una doppia contabilità aziendale. Da una parte le fatture e i contratti di acquisto con i parametri chimici nella norma, dall’altra una nota a matita con i veri valori. Furono trovati anche numerosi “manoscritti” con le indicazioni dei parametri chimici dell’olio da cui emergevano valori riferiti agli alchil esteri, ai perossidi e all’acidità al di fuori di quelli previsti dalla normativa per classificare un olio come extravergine di oliva.

Adesso, a distanza di 11 anni, è arrivata la pronuncia della Cassazione che ha annullato con rinvio la confisca disposta – in base alla legge sulla responsabilità degli enti – sui beni della società, oggi non più Spa ma Srl, solo limitatamente all’ammontare degli importi considerati profitto del reato. La Suprema corte ha invece respinto i motivi di ricorso tesi a contestare la frode commessa nell’interesse della società confermando la frode in commercio. Una “prassi” illecita, emersa anche grazie alle intercettazioni, che consisteva nell’uso di olio lampante per “allungare” l’olio extravergine.

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