(AP Photo/Massimo Sambucetti)

Giuseppe Sani ricorda gli anni di Maradona e del Napoli sull’Amiata

È morto Diego Armando Maradona ma per me ancora vivono, nonostante siano passati 36 anni, le sue giocate, i suoi guizzi, i suoi funambolismi che lasciavano sbalorditi gli amanti del calcio. Il Napoli nel 1984 aveva scelto come sede di ritiro l’Amiata e precisamente Casteldelpiano, grazie al legame che il paese grossetano aveva con l’allenatore Rino Marchesi, uno dei signori del calcio che si fermava dopo gli allenamenti a spiegarti il suo personale modo di intendere il calcio. Gli allenamenti erano seguiti sempre da molti tifosi che aspettavano con ansia la fase finale ovvero quando tutti andavano a fare la doccia e Diego si fermava a calciare le punizioni oppure a palleggiare a piedi scalzi con un’arancia.

Lo faceva con una tale naturalezza che ti sembrava di vedere il pallone al posto dell’agrume e lo spazio temporale tra il ginocchio ed il cielo era diviso solamente dalle rare nuvole che transitavano timidamente nelle calde giornate estive. Agli esteti non appariva come il prototipo degli adoni ma bastava che il pallone gli si calamitasse addosso e veniva fuori il principe azzurro che faceva sognare nelle fiabe.

La prima partita ufficiale era fissata per giovedì 2 agosto 1984 contro la squadra locale del Casteldelpiano ovvero la Neania e prima di recarmi alla partita mi imbattei in una colonna di tifosi napoletani che provenendo da Piancastagnaio incrociarono la processione che portava al Leccio di San Francesco (il 2 agosto è il giorno del Perdono). I tifosi con lo spirito che contraddistingue i napoletani presero questo incontro come un segno del destino e iniziarono ad intonare il coro che poi è diventato famoso in tutto il mondo, ovvero Maradona è meglio o’ Pelè. La partita finì 13 a 1 per il Napoli e il Pibe de Oro realizzò quattro reti deliziando con il repertorio che lo ha reso immortale perché Maradona non può morire. Per la cronaca il suo marcatore era un operaio che lavorava in un forno.                                                                                              

Giuseppe Sani

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