Il fantasista lascia Piancastagnaio per la terza volta in carriera

Sarebbe stato folle pensare che la storia d’amore tra Damiano Rinaldini e la Pianese avrebbe avuto un epilogo diverso da quello che, poi, è andato realizzandosi. La magnifica stagione del “Mago”, condita da 14 reti e 12 assist, aveva fatto sì che diverse società di Serie C e D puntassero le proprie bacchette sul fantasista amiatino: alla fine, come si paventava da diverso tempo, l’abracadabra definitivo è stato lanciato dal Grosseto, che non ha mai nascosto di voler puntare alla promozione e che, proprio per questo, sta azzannando i talenti di questo mondo e quell’altro portandoli alla sua corte. Il primo colpo dell’estate grossetana è stato Gianni Riccobono dal Poggibonsi, che lì per lì aveva allontanato l’approdo di Rinaldini vista la similarità nello stile di gioco; dopo di lui, l’altro galacticos è stato Edoardo Marzierli, appena retrocesso col San Donato Tavarnelle. In tre, l’anno scorso, hanno messo insieme 37 gol e 17 assist. Sulla carta, insomma, non c’è storia.

Quello della scorsa estate era stato il terzo ritorno del “Mago” a Piancastagnaio. La prima liaison è della stagione 2015/2016 quando un giovane Damiano, allora quota, veniva prelevato dalla Sestese dall’allora dg Renato Vagaggini: rimase tre anni prima di emigrare al San Donato Tavarnelle e al Real Forte Querceta. A dicembre del 2018, con la Pianese in piena lotta per il titolo, Vagaggini lo richiamò e Rinaldini mise a frutto tutto il suo repertorio da fantasista, portando le Zebrette in vetta e segnando anche nella storica vittoria-promozione contro il Seravezza Pozzi. L’anno successivo fu il primo tra i professionisti: il Covid prima e l’amara retrocessione (“Se questi sono giocatori da Serie C gente come Damiano Rinaldini dovrebbe giocare in Serie A”, disse l’ex dg Vagaggini furioso dopo il 3-3 contro la Pergolettese) poi lo riallontanarono da Piano, ma né al Crema né al Badesse ritrovò lo smalto dei vecchi tempi.

È stato allora il neo ds Francesco Cangi a ripensare a lui e a costruirgli intorno una squadra che Vitaliano Bonuccelli – anche lui passato al Grosseto, tanto per cambiare – ha saputo far performare al 110%. La carriera di Rinaldini, dati alla mano, è legata indissolubilmente alla società del presidente Maurizio Sani: ogni volta che ha abbandonato i colori bianconeri ha sempre avuto un leggero calo, riportato in auge una volta tornato al nido amiatino. Col tempo si vedrà se la coesistenza tra Riccobono e Rinaldini sarà praticabile e se gli incantesimi del “Mago” continueranno anche sulla costa toscana; se così non sarà, le porte del magico regno del Monte Amiata si riapriranno. Ancora, per l’ennesima volta.

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