Alla Casa del Popolo di Colle, l’ultima fatica dal titolo “Volevo solo essere voluto bene”

Torna un momento di cultura a Bottega Roots, la “Casa delle Radici” di Colle, grazie all’evento di fine estate di TED-eXtra. Si tratta della presentazione del libro di Giovanni IozziVolevo solo essere voluto bene“, con la presentazione e moderazione di Simona Pacini.

Un’opera scritta a cura di Deborah Gambetta, del colligiano Iozzi, con le illustrazioni di Andrea Bozzo.

Giovanni dalla Valdelsa alla “Valle dei Valdesi, con il Monviso così vicino che copre la montagna”.

“Sono l’unico residente della mia borgata, troppo in alto per viverci, anche per chi c’è nato – spiega lo scrittore – d’estate gli autoctoni si prendono cura di me, d’inverno io mi prendo cura dei miei quattro gatti. Ho cominciato ad accendere il camino verso la fine di agosto, da fine settembre tutte le sere”.

Una scelta decisamente in controtendenza, in un mondo che sogna di tuffarsi nelle metropoli e nel caos delle mega città che non dormono mai.

“La solitudine e il silenzio danno dipendenza e questo è un problema perché si tende a lasciarsi risucchiare. Il telefono non funziona e devo tutto ad una grande parabola che pesca i segnali direttamente dai satelliti in transito – spiega Iozzi – mi fanno compagnia gli amici sparsi per il mondo, io li ninno con un po’ di storie e loro mi salutano con un pollice alzato o cose così”.

Giovanni è uno che il mondo lo ha girato, soprattutto le terre del cosiddetto “mondo in via di sviluppo”: “dalla Colombia mi sono portato un’amaca di cui non potrei più fare a meno, e per contrastare la sedentarietà, ché le camminate non bastano mai. Non mi dispiace, contrasta un po’ con i settant’anni incombenti. Faccio fascine, taglio legna, pianto meli e ho un piccolo orto che, come la rosa del Piccolo Principe devo proteggere dalle capre e dalle mucche”.

Ma nel suo “mondo” ci sono anche dei compagni di viaggio, come il buon Guido che “quando fa il pane nel forno di borgata impasta sempre due pagnotte di farina integrale anche per me”.

Un viaggio quindi scavato all’interno di un’umanità della quale oggi si sente non solo il bisogno, ma del quale riecheggia una certa malinconia. Da Sarajevo alla Costa d’Avorio, in missione sociale per l’uomo per il Gruppo Abele, ma anche per Dio, visto che le strade del Signore si incrociano sempre in chi fa il bene, come con Don Ciotti.

Giovanni Iozzi nasce a Siena nel 1953, ma cresce in quel di Colle: laureato in filosofia, specializzato in psicologia, da giovane fu allenatore di nuoto, passione che accomuna molti colligiani.

Oltre alle missioni sociali, dalle carceri del Burkina Faso, ai bambini migranti in Marocco e in Costa d’Avorio, è uno scrittore impegnato.

Ragazzi di fiume è il suo primo libro. A Colle potremo conoscerne l’ultimo, densamente pieno di umanità, quella vera, quella impegnata, il 24 agosto alle ore 19.

Il fornaio Guido, nel Monviso
Un etrusco con gli occhi puntati sulla Valdelsa. Aperto a tutto quanto si muove nelle città e nei paesi a nord di Siena, per raccontare la vitalità di terre antiche e orgogliose, ma anche dal cuore grande

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