Il capitano della Nobile Contrada dell’Aquila Marco Antonio Lorenzini ospite della puntata settimanale di “Squilli la fè”

“Abbiamo tutti voglia di tornare alla normalità, di ritrovare la nostra dimensione. Per questo tutti gli appuntamenti che “profumano di palio” che riusciremo a fare, dalle previsite alle prove di addestramento, saranno una bella occasione per rivedere gente e fare quattro chiacchere”.

E’ realista il capitano della Nobile Contrada dell’Aquila, e decano dei capitani, Marco Antonio Lorenzini, ospite di Gazzetta di Siena nella puntata settimanale di “Squilli la fè”: lo spettro è che l’emergenza sanitaria impedisca ancora lo svolgimento della stagione paliesca nei suoi ritmi normali, la speranza in fondo al cuore è che almeno un palio, magari un po’ più la nel tempo, si possa fare.

“Come capitano dell’Aquila (la ‘nonna’ della Piazza ndr) ovviamente ci spero, due anni senza correre sono davvero pesanti. Ma non credo di essere l’unico…

Siamo consapevoli di essere in una situazione di emergenza – aggiunge Lorenzini – che va gestita come tale. Si vive praticamente giorno per giorno, non si possono fare programmi, ma si lavora come se il 29 di giugno dessero i cavalli. Poi si vedrà, certamente vogliamo farci trovare pronti quando sarà. In questa ottica abbiamo portato all’attenzione del sindaco l’idea di prolungare i tempi del protocollo, perchè, in caso di un possibile, malaugurato, slittamento del palio, non rimanga troppo tempo di stop tra la fine dell’addestramento ed una eventuale carriera”.

In qualunque momento sarà, questa è una certezza, non avremo bisogno di cercare il mossiere. “Noi ci abbiamo messo un attimo a confermare il suo nome – ride Lorenzini – e lui ci ha dato disponibilità completa, senza problemi per la data. Quando avremo bisogno, lui ci sarà!”

Per quanto riguarda i fantini? “Tutti i nostri rapporti vanno avanti, non è un mistero l’ottimo feeling che abbiamo con Giovanni Atzeni. Se ci saranno le condizioni, lui è la prima scelta. Ma non solo Tittia, ovviamente”.

L’intervista di Marco Antonio Lorenzini

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