mona rettore unisi attivsta iraniana
Mona, la studentessa e attivista iraniana

Imprigionata per alcuni mesi in Turchia dopo aver preso parte a delle manifestazioni, ha rischiato il rimpatrio in Iran dove avrebbe rischiato la vita. Poi la speranza portata dall’Università degli Studi di Siena e adesso la libertà: studierà Economia e Managment

Una storia di lotta e di coraggio quella di Mona che finalmente termina con un lieto fine ed un nuovo inizio. La trentenne studentessa e attivista iraniana è stata salvata da quello che poteva essere ben altro destino grazie al duro operato dell’Università degli Studi di Siena, l’Associazione Cor Magis Siena e di tante altre persone esterne all’Ateneo. Mona questa mattina ha parlato durante l’incontro promosso dall’Università presso il Rettorato.

“Voglio solo dire grazie. Oggi sono qui grazie al sostegno del governo italiano e alle persone dell’Università di Siena. Il sistema mi ha aiutato ad abbandonare la Turchia e riguadagnare la mia libertà. – dice Mona. “Se non fosse per voi, per tutti voi, non sarei qui, potrei essere torturata, essere prigioniera in Iran oppure uccisa. Perché questo è quello che fa il mio governo alle persone che ne parlano contro. Sono davvero grata per avervi conosciuto e grazie per tutto quello che avete fatto per me.”

Riprendendo la classifica di World Population Review, L’Iran è considerato come uno dei paesi meno liberi del mondo insieme alla Siria (in ultima posizione) seguita da Venezuela, Yemen, Sudan, Egitto, Somalia, Burundi, Iraq e Libia.

“Penso che tutti sappiano quello che succede nella mia nazione e quello che succede in Iran. Il mio stato non ha bisogno di una grande motivazione per uccidere. Ti uccidono nel momento in cui dici una parola contro di loro. Lo scorso anno, hanno ucciso un sacco di giovani innocenti solo perché volevano una cosa molto semplice, cioè la loro libertà, il loro diritto di indossare quello che volevano, il loro diritto di non coprirsi i capelli. Le donne in Iran vengono uccise per l’Hijab.” – continua Mona.

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Una storia che nasce dai social. Mona ha iniziato la sua attività di attivista per i diritti delle donne dell’Iran su Instagram per poi proseguire ed intensificare il suo operato contro il governo Iraniano dalla Turchia.
“È iniziato quando ero in Iran, ero attiva su Instagram e partecipavo alle proteste, non avevo mai avuto modo di poter abbandonare l’Iran. Dopo l’attacco del governo iraniano all’aereo ucraino, che ha ucciso 176 persone, ho deciso di adarmene. E’ veramente difficile ottenere il visto per uno stato europeo, sono dovuta andare in Turchia e ci ho vissuto per due anni e mezzo. Il mio attivismo è iniziato seriamente proprio la. Quando in Iran sono iniziate le proteste ho chiesto al governo Turco di poter fare un raduno ma non me lo hanno concesso in quanto cittadina straniera. Così ho preso parte a tre proteste e ho fatto dei discorsi contro il governo iraniano. Da allora la stampa e diversi giornali mi hanno ripubblicata e da quel momento il mio governo ha realizzato che combattevo controllo di loro e mi hanno etichettato come minaccia per la sicurezza nazionale.”

In Turchia Mona è stata messa in arresto per le sue proteste, vivendo sulla sua pelle la disumana situazione delle carceri turche.

“Quello che sta succedendo oggi in Turchia è orribile. – esclama. “Penso che le nazioni unite e altre organizzazioni per i diritti umani dovrebbero considerare questa cosa in maniera molto seria. So che la Turchia è entrata a fare parte l’Unione europea ma con questa situazione, con quello che succede nelle loro prigioni, penso che dovrebbero esserne esclusi. La gente va in prigione che sta bene e ne esce con delle malattie fisiche e mentali. La gente li muore e a nessuno interessa. Al governo turco non interessa, soprattutto se sei straniero. Ti lasciano morire anche se hai, per esempio, una malattia grave.”

Storia che è giunta a lieto fine dopo un duro, lungo e collaborativo operato di più enti, tra cui l’Università degli Studi di Siena, come hanno ricordato il Rettore Roberto di Pietra ed il professor Federico Lenzerini, referente del progetto Just Peace.

“Mona ha avuto diverse difficoltà a lasciare il suo paese e come lei, tanti altri studenti si ritrovano in questa situazione.” – dice Di Pietra. “Grazie al lavoro di tutti e all’operato del Governo Italiano, siamo riusciti ad ottenere il visto che ha permesso a questa studentessa di arrivare a Siena ed evitare di essere ricondotta in Iran dove avrebbe avuto sicuramente dei seri Problemi.”

“L’arrivo di Mona in Italia è stato il frutto di un’intensa attività diplomatica e degli sforzi congiunti di numerose persone, sia interne che esterne all’Università degli Studi di Siena, che desideriamo ringraziare sentitamente. Abbiamo incontrato grosse difficoltà e forti resistenze, anche da parte di entità da cui ci saremmo attesi un approccio decisamente diverso.” – ha dichiarato il prfessor Lenzerini.

“Purtroppo ci siamo resi conto che il sentimento di solidarietà nei confronti di chi rischia la vita è spesso soffocato da interessi politici ed economici. Ma abbiamo anche dimostrato che, con l’impegno e senza arrenderci di fronte alle difficoltà si possono raggiungere risultati importanti. Nell’ambito dello sportello Just Peace, e con l’aiuto dell’intera comunità accademica, ci proponiamo di rinnovare costantemente il nostro impegno per far sì che quello di Mona non rimanga un caso isolato.” – conclude il professore.

La nuova vita di Mona…

Adesso Mona è finalmente una donna libera e potrà intraprendere il nuovo percorso di studi in Economia e Managment qua a Siena, portando avanti la lotta per i diritti delle sue concittadine iraniane e non solo.

“È bello perché mi sento libera e non avrei mai potuto immaginare questa sensazione quando ero in prigione. Non avrei mai potuto credere che un giorno avrei potuto camminare liberamente senza le guardie intorno e senza avere incubi riguardo alla mia esecuzione. Perciò è bello che oggi io sia qui e sia libera. Voglio ancora dire grazie.”

Le parole di Mona


Francesco Benincasa
Nato a Siena il 5 Marzo 1993. Grazie alla web radio del mio paese ho intrapreso la strada di speaker, conduttore e telecronista da oltre 10 anni. Una delle mie più grandi passioni è riuscire a raccontare lo sport del territorio che mi circonda.

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