Primi segnali di ripartenza. Da aiutare

Mille persone hanno scelto di visitare la Cattedrale. Seicento di calpestare il pavimento del Santa Maria della Scala. Non sono (ancora?) i numeri del passato, ma un segnale sì. Un segnale che dovrà essere seguito da tanti altri nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, dovrà essere supportato dalle istituzioni e dagli enti locali, dovrà essere supportato dai senesi.

Gli spazi ci sono, come dimostra l’indagine commissionata dal Comune da declinare adesso sul territorio: la paura è ed è stata tanta, ma già oltre la metà degli italiani ha scelto di andare in vacanza nei prossimi mesi, un numero che, visto il trend dei contagi, è destinato ad aumentare con il passare dei giorni. Siena e il suo territorio possono rappresentare, forse più di prima, l’occasione giusta per coniugare tempo libero e le esigenze di quel “distanziamento sociale”, termine terribile per definire la necessità di lontananza fisica. Senza contare che i senesi stessi possono rappresentare una nuova linfa, scoprendo o riscoprendo le bellezze che li circondano, a pochi passi o a pochi chilometri.

Cosa serve per ripartire? Tante cose. Una, forse, più di tutte. Provare a uscire dal proprio guscio e guardare un po’ oltre. Questa è l’eredità che ci ha lasciato la pandemia: niente sarà più come prima, per davvero. Vale la pena, dunque, provare a trovare il giusto equilibrio fra una tavolino che occupa (temporaneamente) uno spazio che prima non eravamo abituati a veder preso e la sacralità storica di certi luoghi. Trasformiamola, come i senesi sanno fare, in una gara di solidarietà, invece, consapevoli che, dopo i disastri di Mps, la città ha bisogno (anche) di questo, come ha bisogno del ritorno degli studenti ad affollare case, supermercati, locali e negozi.

L’emergenza sanitaria trasformata in emergenza economica ha bisogno di tamponi immediati, non fra qualche mese o anno, per quanto poi sia necessario lavorare anche guardando l’orizzonte lontano.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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