La grande interprete tedesca sarà affiancata dal giovane astro nascente della Viola Sào Soulez Larivière e dal percussionista Antonio Caggiano

È dedicato alla modernità della Viola lo straordinario recital di Tabea Zimmermann, docente da quest’anno all’Accademia Chigiana per il corso di alto perfezionamento di Viola, in programma al Chigiana International Festival & Summer Academy, lunedì 17 luglio 2023 a Palazzo Chigi Saracini, alle ore 21:15. Il titolo del concerto è tratto da una celebre composizione di George Benjamin: Viola viola. La grande violista tedesca sarà affiancata dal giovane violista franco-olandese Sào Soulez Larivière, fresco vincitore del Prague Spring Competition, e dal percussionista Antonio Caggiano, Leone d’Argento alla Biennale Musica di Venezia.

Il programma abbraccia il repertorio novecentesco per viola, dagli anni Dieci all’ultimo decennio, spaziando da Max Reger, con la Suite n. 1 in sol minore op. 131d, a Paul, Hindemith, con la Sonata per viola op. 25 n. 1, a György Ligeti, con la Sonata per viola sola, dedicata alla Zimmermann, a George Benjamin, con Viola viola e a Luciano Berio, con Sequenza VI e Naturale, due composizioni che si inseriscono nel contesto dell’ampio focus che il Festival della Chigiana dedica quest’anno a Luciano Berio nel ventennale della scomparsa, pervase da una teatralità potente, alimentata dal dialogo tra le dimensioni sonore della musica popolare e colta e tra queste e la dimensione visiva.
 
In particolare Naturale, scritto tra il 1985 e il 1986 per Aldo Bennici e l’Aterballetto, è strettamente legato al capolavoro di Berio Voci, per Viola e due gruppi orchestrali, che Tabea Zimmermann ha magistralmente eseguito nel concerto di apertura del Festival chigiano il 6 luglio scorso. Come Voci, anche Naturale è basata sui canti popolari del folklore siciliano. Scrive in proposito Luciano Berio: “I testi originali di Naturale sono canzoni siciliane commentate dalla voce di Celano, forse l’ultimo vero cantastorie siciliano, che ebbi il privilegio e la fortuna di incontrare (e registrare) a Palermo nell’estate del 1968. Sono profondamente grato ad Aldo Bennici per avermi fornito i documenti originali: canti di lavoro, d’amore, ninne nanne. La voce di Celano si inserisce nel percorso strumentale della viola, cantando invece delle abbagnate (canti di venditori ambulanti) di rara intensità. Con Naturale, come già con Voci, spero di contribuire a sollecitare un interesse più approfondito per il folklore musicale siciliano che, con quello sardo, è sicuramente il più ricco, complesso e incandescente della nostra cultura mediterranea”.
 
Tabea Zimmermann interpreterà le prime tre, monumentali, composizioni in programma, a partire dalle Tre Suites per viola sola op. 131d di Max Reger. Scritte nel 1915, l’ultimo anno della vita di Reger, insieme ad altre composizioni per archi soli manifestamente ispirate a Bach, in esse è evidente l’intento di un rinnovamento stilistico con profonde radici nelle tecniche compositive del passato, in una prospettiva di neoclassicismo storico, che passa anche dalla riappropriazione di forme e stilemi preromantici. La Suite n. 1 in Sol minore mostra un forte legame con la tipologia della sonata da chiesa e in particolare con la Sonata per violino in Sol minore di Bach, in termini espressivi e strutturali, senza però denotare l’uso di alcuna figura polifonica imitativa, che pervadono invece il suo modello.
 
Seguirà la Sonata per viola op. 25 di Paul Hindemith violista di talento, che sulla scia di Reger e di Bach compose 4 sonate per viola sola – altrettanti punti di riferimento del repertorio violistico odierno. Con l’op.25, del 1922, manifesta pienamente l’adesione al movimento della Nuova Oggettività, che mira al superamento del soggettivismo espressionista in favore di un’adesione alla “realtà oggettiva”. In termini musicali questa si traduce in chiarezza formale e trasparenza testuale, in un contesto armonico atonale, unite all’adozione di stilemi antiromantici, come ad esempio l’indicazione nel quarto tempo “la bellezza del suono è secondaria”, a sottolineare un nuovo approccio alla scrittura che affonda le sue radici in caratteristiche idiomatiche dello strumento, mostrando uno stretto legame fra l’interprete e il compositore.
 
La relazione fra performance e creazione, e con il passato, è all’origine anche della Sonata per viola sola di György Ligeti, che egli compose fra il 1991 e il 1994 in varie fasi, dopo aver ascoltato alla radio Tabea Zimmermann. I sei movimenti rivelano il rapporto peculiare di Ligeti con la storia, con la tradizione e con il folklore; influssi di stilemi proto-barocchi (ciaccona, lamento) e più in generale l’adozione di modelli costruttivi comuni alla tradizione colta e a quella popolare (variazione, ostinato). Si divide in 6 movimenti: Hora lunga, con chiare ascendenze nel folklore rumeno, Loop, è invece basato sulla ripetizione di 45 veloci doppie corde con riferimenti al jazz, Faksar Prestissimo con sordino (perpetuum mobile), Lamento e Chaconne chromatique, tutti basati sul principio della trasformazione di un tema.
 
Interpretato da Tabea Zimmermann assieme a Sào Soulez Larivière il brano per due viole, del compositore inglese George Benjamin, nato nel 1960, Viola, viola del 1997, è stata commissionato da Tōru Takemitsu per il Tokio Opera City, ed eseguita in prima assoluta dai violisti Yuri Bashmet e Nobuko Imai. Nel programma di sala Benjamin sottolinea il suo intento di conferire al brano – e ai due strumenti – una profondità orchestrale e una varietà sonora, mediante una grande densità armonica; un amalgama tra i due strumenti che tende a sciogliersi in linee indipendenti solo nel cantabile che sta al centro della composizione. Tutt’attorno, un contesto caratterizzato emergono le “harmonie colorées”, un’eredità del suo maestro Olivier Messiaen, e un’affinità con il pensiero spettrale.
 
Nella sua esplorazione delle possibilità̀ armoniche e della densità sonora nella viola, Benjamin ha avuto come riferimento ineludibile la Sequenza VI di Luciano Berio per viola sola, composta trent’anni prima (1967), che sarà eseguita da Sào Soulez Larivière. Le Sequenze per strumento solo, dalla prima per flauto all’ultima per violoncello, composte in un arco di tempo che va dal 1958 al 2002, sono allo stesso tempo l’esplorazione di un particolare processo compositivo, delle caratteristiche idiomatiche di un dato strumento e di una peculiare gestualità. Nella Sequenza VI Berio spinge all’estremo le capacità polifoniche e virtuosistiche della viola, ripetendo e trasformando una sequenza armonica di base esposta in un tremolo rapidissimo e pervasivo, ispirandosi ai Capricci di Paganini. Ma la Sequenza VI è anche uno studio sulla ridondanza e sulla relazione fra gesti ripetuti e gesti che al contrario appaiono una sola volta.
 
Partendo dalla stessa ispirazione e riproponendo i materiali di Voci (Folk Songs II), l’anno successivo Berio compone Naturale (su melodie siciliane), per viola sola, percussione e voce registrata, su commissione della compagnia di danza Ater Balletto di Reggio Emilia, qui interpretate dalla viola di Sào Soulez Larivière e dalle percussioni di Antonio Caggiano. In Voci, le canzoni popolari siciliane sono intonate dallo strumento solista, che interagisce in vari modi con l’orchestra divisa in due compagini distinte. Alla viola si associa in questo caso la voce di un cantastorie siciliano, il “cuntista” Peppino Celano, registrato diversi anni prima dallo stesso Berio.  In Naturale, le melodie siciliane intonate dalla viola in Voci sono riproposte in un ordine diverso, e il dialogo del solista con i due gruppi strumentali è sostituito dall’interazione con le percussioni, che hanno per lo più funzione di accompagnamento, e con la voce registrata, che la viola a sua volta “accompagna” con suoni ripetuti. La teatralità insita nella scrittura della Sequenza e in Voci qui è potenziata dall’interazione e dal dialogo fra le diverse dimensioni del popolare, fra il popolare e il colto (fra il crudo e il cotto, secondo la famosa definizione di Lévi-Strauss), fra il sonoro e il visivo, in cui il recupero della tradizione e la rielaborazione di materiali precedentemente formalizzati assumono una nuova dimensione creativa.

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