Si avvicina il 25 Dicembre e, come ogni anno, tanti bambini si preparano alla visita di Babbo Natale. C’è tutta una tradizione, un rituale ormai consolidato nel tempo, intorno a questo incontro. Si comincia con la scrittura della lettera, che contiene la lista dei giocattoli desiderati e la dichiarazione di essere stati buoni durante l’anno. Poi arriva la sera della Vigilia e l’attesa cresce. Si preparano le carote per le renne e latte e biscotti per quel signore con la barba bianca che arriva a portare i regali da tanto lontano.

I bambini non sanno che, in realtà, dietro a quell’uomo dall’aspetto gentile si nasconde spesso un amico di famiglia, un vicino di casa, un parente, oppure, se abitano in Val d’Elsa, uno dei volontari dell’Associazione Pubblica Assistenza di Colle, che in 43 anni ha messo in piedi una vera e propria “squadra di Babbi Natale”, offrendo un servizio strutturato, preciso e gratuito.

Per capire come funziona questa incredibile macchina organizzativa, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Andrea Grassini, Babbo Natale in carica da ben 18 anni, nonché coordinatore del progetto per conto dell’associazione.

“È vero che con questa iniziativa si continua a far sognare i più piccoli, ma succede anche il contrario – mi dice come prima cosa -. Ci caliamo completamente nell’atmosfera natalizia, vivendo con i bambini lo stupore e la magia di quel momento. Io, per esempio, Babbo Natale non l’ho mai visto. A casa mia, a quanto pare, arrivava solamente la sera e soltanto se mi ero già addormentato, chissà perché. Quindi per me rappresenta anche un’occasione per ritrovare quelle emozioni e la meraviglia di un tempo”.

La storia

Negli anni Settanta, il Babbo Natale della Pubblica Assistenza colligiana era rappresentato semplicemente da una sfilata con il calesse per le vie di Colle bassa. Tutti indossavano abiti fatti a mano, tuttora conservati all’interno della sede. Poi è nata l’idea di portare i doni direttamente a casa dei bambini, un’iniziativa che è piaciuta subito e che è cresciuta nel corso del tempo.

“Prima le persone dovevano venire alla Pubblica Assistenza per fare la richiesta, mentre adesso possono farlo online dal nostro sito – aggiunge Andrea -. Questo ci aiuta a gestire l’iniziativa in maniera più fluida, dando a tutti la possibilità di prenotare in completa autonomia e evitando forti ritardi. Grazie a questo tipo di innovazioni, ci possiamo permettere anche di dare delle fasce di visita più precise e di organizzare le richieste dell’ultimo minuto”.

La domanda ha continuato ad aumentare di anno in anno – dice -. L’anno scorso siamo arrivati a circa 180 famiglie non solo di Colle, ma anche di Poggibonsi, Siena, Castellina e San Gimignano. Da qualche anno abbiamo attivato una collaborazione con l’associazione La Scossa, che manda sempre dei volontari a contribuire all’iniziativa. Ci puntiamo molto, perché pensiamo che la partecipazione e il contributo tra le varie realtà del territorio sia fondamentale in una comunità come la nostra”.

Volontari dell’Associazione Pubblica Assistenza di Colle di Val d’Elsa negli anni Settanta

Cosa è cambiato

Quella di Babbo Natale è una bugia alla quale nemmeno gli adulti sembrano volersi arrendere. Sono i primi a voler preservare l’ingenuità dei bambini. Questo perché, come sostiene Elena Merenda, esperta di pedagogia infantile dell’Università canadese di Guelph-Humber, in un articolo di Repubblica, crederci li aiuta a sviluppare la creatività, a usare l’immaginazione e, quindi, ad allenare le capacità emotive e psicologiche che danno un senso al loro mondo.

“Ho notato – racconta Andrea – che negli ultimi anni i genitori tendono ad essere molto più persuasivi verso i figli e a cercare di convincerli a credere a Babbo Natale. Chi ci crede, ci crede talmente tanto che crede anche a quello che non c’è. Ci sono bambini, per esempio, che ti dicono di vedere le renne fuori dalla finestra. È buffo ma è giusto che sia così, perché la fantasia è tra gli aspetti più belli del Natale”.

Come funziona

Non si diventa Babbo Natale così su due piedi, un altro super eroe direbbe che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. E infatti tutti i volontari, pochi giorni prima, vengono convocati per un brief nel quale viene loro spiegato cosa dire e non dire, come comportarsi con i bambini e le raccomandazioni per riuscire a gestire determinate situazioni. “È importante avere presente la scena – spiega Andrea -, perché ogni visita, in un certo senso, è come se fosse un piccolo momento di teatro. Devi inventarti una storia, devi dirla in un certo modo, quello che più corrisponde all’immaginario collettivo su Babbo Natale. Capita di raccontare da dove sei arrivato, quali imprevisti ci sono stati, ma devi essere pronto anche a improvvisare”.

Nella scheda dettagliata che ogni Babbo Natale riceve trova tutte le informazioni su luogo, ora e le indicazioni stradali, ma anche i riferimenti ad aneddoti particolari. In molti casi, capita che i genitori suggeriscano di raccontare un episodio per rendere il tutto ancora più credibile.

“Arriviamo, suoniamo e aspettiamo il bambino dove concordato: nel giardino, nella veranda, sotto alla finestra, nell’ingresso, ecc”, racconta Andrea. Mentre mi sta raccontando come funziona, arriva in diretta una prenotazione. In questo caso la famiglia ha richiesto la presenza di un Babbo Natale nello specifico, perché negli ultimi anni è sempre stato lui a visitare la loro casa.

Nel corso degli anni, non sono mancati gli imprevisti o le situazioni strane. “È capitato che i bambini mi tirassero la barba o che non mi facessero andare via senza aver prima dato un bacino a tutti, anche al cane – racconta ridendo -. Molti bambini ti regalano il proprio ciuccio, io conservo ancora il primo che mi è stato regalato come una specie di portafortuna. Un episodio che mi ha molto toccato, invece, è stato quando mi sono trovato nella casa di una famiglia chiaramente in difficoltà, dove non c’erano regali. Gli abbiamo dato tutte le caramelle che avevamo e mi sono stupido di quanto i bambini fossero contenti solo per averci visto, anche se non avevano nulla”.

Babbo Natale si sposta coi mezzi della Pubblica Assistenza (non quelli attrezzati, ovviamente) se deve andare molto lontano, o con la propria macchina. Oltre ai volontari in giro nelle varie abitazioni, c’è chi lavora “dal quartier generale” e si occupa di gestire le richieste dell’ultimo minuto, eventuali ritardi o altre criticità.

Il 2020, un anno particolare

“Il 2020 è un anno particolare, vista la situazione generale. Ci siamo chiesti se fosse il caso di andare nelle case delle persone oppure no – confessa Andrea -, ma alla fine abbiamo deciso di sì. Per farlo però ci siamo dati delle regole. La prima è che smetteremo alle ore 22.00. Avremmo potuto andare avanti, perché siamo un’associazione di volontariato che sta offrendo un servizio, ma vogliamo dare comunque un messaggio di solidarietà alle altre attività, che invece sono costrette a chiudere. Le donazioni che riceveremo dovranno essere consegnate in una busta già pronta e chiusa, oppure potranno essere fatte tramite conto PayPal o bonifico bancario. Quest’anno tutte le offerte saranno utilizzate per acquistare i dispositivi di protezione come mascherine, guanti e altri strumenti che utilizziamo ogni giorno per supportare la comunità”.

Non si può entrare in casa – aggiunge – e dovranno essere mantenute le distanze previste dalla normativa per il contenimento dell’attuale emergenza epidemiologica. Babbo Natale e renna saranno dotati di mascherina e guanti monouso sempre e, come ulteriore precauzione, abbiamo deciso di non toccare nemmeno i regali. I genitori dovranno essere bravi ad organizzarsi con i doni, in modo che siano dove arriverà Babbo Natale, oppure che appaiano magicamente sotto l’albero”.

Tutte le informazioni per prenotare sono sul sito https://www.pubblicaassistenzacolle.it/natale-2020

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