Il cielo (di Siena) in una stanza, la rubrica settimanale di Giuseppe Saponaro

Un momento della Messa della scorsa domenica mattina all’interno della parocchia San Bernardo Tolomei di Siena

E’ domenica mattina, la scorsa. Una Siena particolarmente silenziosa trascorre le prime ore da “zona rossa”. L’emergenza sanitaria è anche questa: c’è il sole ma non si può uscire (se non per validi motivi). Zero bambini a giocare nei giardini, pochissime persone sui marciapiedi: la paura la pesi nell’aria. C’è.

Questa, la mia, è una Siena periferica. Quella tra Acquacalda e Petriccio. Palazzi alti ma anche tanto verde. Sorge, prepotente, poco distante da Porta Camollia ingresso di pregio che conduce all’affascinante centro storico. E la Siena “delle Terrazze”. Accoglie, per lo più, famiglie con figli. Ci sono le scuole, è presente la Coop e i negozi utili nella gestione quotidiana. E’ una Siena tranquilla in cui i 6 giorni lavorativi scandiscono un ritmo mai lento, intenso, vivo, trafficato. Il settimo, quello di festa, solitamente, è ben diverso. La colazione al bar, i più anziani con il pacchetto elegante del dolce tra le mani, un suono di fondo fatto di voci e di un movimento di passi che prende il posto di quello di auto e moto. Sono passi di persone, avvolte nell’abito di festa, che si godono le ore di relax. Poi c’è la messa, affollata ma profonda, momento spirituale ma anche occasione di scambio sociale: talvolta, siccome i miei figli non si rassegnano a star fermi, devo abbandonare l’idea di seguirla. Un segno di croce e via. La parte ludica chiede spazio a quella religiosa.

Oggi, però, la mia Siena è diversa. C’è silenzio. Penso che vorrei ritrovare un pezzo, anche solo uno, di normalità: mi dirigo verso la parrocchia San Bernardo Tolomei. Provo a raggiungerla: ho il modulo dell’autocertificazione con me, posso. La messa c’è anche oggi. Nonostante tutto e per fortuna.

Mentre mi avvicino, in una irreale totale assenza di rumore, sento cantare. Proprio dalla chiesa provengono le voci alte e intonate della liturgia. Le persone, poche e ben distanziate, cantano. Allora non voglio rompere la bellezza di quel attimo. Mi fermo, ascolto, non entro. Prego osservando da fuori alla finestra. Prego.

Vedo quel Crocifisso e mi dico che, presto, tutto questo finirà. Non vedrò più nella mia chiesa il gel igienizzante e potrò, finalmente, abbracciare la gente come me. Quella del mio quartiere, quella della colazione al bar e del dolce tra le mani. Il canto si alza e fa alzare il mio sguardo.

Anche in piena emergenza sanitaria, oggi, qui, è domenica e il cielo è blu.

Giornalista ed operatore della comunicazione nel pubblico impiego. Vive a Siena città che vede crescere i suoi figli. Adora il calcio anche se lo pratica più con la penna che con la palla.

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