Maurizio Boldrini

Sono i paesi più poveri al mondo, ma i media italiani non ne parlano. E’ quanto emerge da un’analisi condotta da un gruppo di studenti del Dispoc

Vivono nella guerra quotidiana, nella povertà e negli orrori degli abusi, ma i media italiani non ne parlano. C’è un silenzio inquietante nei confronti di quelli che possono essere chiamati “The Last Twenty,” i 20 paesi più poveri al mondo. E’ quanto emerso dalla ricerca condotta da un gruppo di studenti del Dispoc (Dipartimento di Scienze Sociali Politiche e Cognitive) coordinati dai professori Maurizio Boldrini e Tarcisio Lancioni. Risultati che confermerebbero ancora una volta la tendenza tutta italiana di un giornalismo che non riesce a guardare al di là dei confini europei.

“Tutto è nato perché è in corso una grande manifestazione nazionale organizzata dalle comunità interreligiose del nostro Paese, cattolici, mussulmani ed ebrei, organizzata dalle Ong e dalle comunità africane, asiatiche, presenti in Italia. Si chiama The Last Twenty – ha detto il docente di giornalismo Maurizio Boldrini – sono una serie di iniziative promosse dal comitato omonimo che riunisce i venti paesi più “impoveriti” del nostro pianeta”. Con l’intento di iniziare un percorso di dialogo, anche l’Università di Siena ha contribuito presentando nel teatro di Agnone lo scorso 19 settembre i risultati di un’analisi quantitativa e qualitativa sulla condizione di questi venti paesi e il ruolo dei media. “E’ stato bello – ha ammesso il Professore – perché c’è stato un confronto reale. E’ stato poi chiesto dal rappresentante ufficiale delle diaspore africane in Italia, presente in questa occasione, di allegare il nostro lavoro scientifico al documento ufficiale che sarà presentato in occasione del G20″.

“La ricerca – ha detto – è stata condotta tra maggio e giugno, prima che accadessero i fatti di Kabul – ci siamo chiesti: i giornali italiani di cosa si occupano? la risposta si è subito dimostrata nei risultati, i media italiani si dedicano a fatti prevalentemente nazionali o comunque occidentali. Basti pensare che proprio nel mese di maggio dell’Afganistan se ne parla solo in funzione del fatto che il tartufo afghano può creare danni al mercato del tartufo italiano. Quello che voglio dire – ha spiegato – è che tutti i grandi problemi, il neocolonialismo cinese in Africa, gli effetti della povertà, lo sfruttamento dei minori, le grandi guerre non ricevono attenzione. Mentre facevamo questa analisi c’erano in Africa qualcosa come 18 guerre locali, guerre che sono state trattate solamente in 7 articoli”.

Lo studio condotto dal gruppo di studenti del Dispoc a cui hanno contribuito anche le redazioni di Culture Globalist e del Canale Civico Siena, evidenzia ancora una volta quello che il Professore definisce: “Un vizio storico del giornalismo italiano: è sempre prevalsa la dimensione eurocentrica e naziocentrica. Vuol dire che, come ci insegnano i libri, nella quotidianità cioè che accade a casa nostra, vicino a noi è notiziabile a differenza di ciò che accade lontano da noi. Purtroppo questi paesi – ha concluso – scontano il fatto di essere invisibili e troppo distanti da noi”.

L’intervista a Maurizio Boldrini, docente di giornalismo presso l’Università degli Studi di Siena

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