A fare i conti su Mps è Consumerismo No Profit, associazione dei consumatori

Il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena potrebbe costare in totale 717 euro ad ogni singola famiglia italiana. A fare i conti è Consumerismo No Profit, associazione dei consumatori che ricorda i numerosi interventi pubblici per salvare l’istituto di credito senese e quelli che lo Stato si appresterebbe a mettere in atto.

“Nel 2017 lo Stato italiano ha salvato la banca spendendo 5,4 miliardi: 3,85 miliardi per iniettare mezzi freschi nella banca tramite la ricapitalizzazione precauzionale e 1,5 miliardi per comprare le azioni della banca che erano state assegnate ai titolari di obbligazioni subordinate della banca senese – spiega Consumerismo – il Tesoro è il primo azionista di MPS di cui detiene il 68,24% del capitale: nel 2017 ha pagato 7 euro in media per azione (6,49 euro per l’aumento di capitale e 8,65 euro per i possessori dei bond) quando oggi le azioni valgono 1,25 euro. Lo Stato su queste azioni ha perso 4,4 miliardi di euro ovvero l’82% di quanto investito.

Considerando i soldi finora persi dallo Stato rilevando questa partecipazione in MPS e gli italiani, che sono circa 60 milioni, a ogni contribuente banca Mps è costata finora 73 euro (o 167 euro per famiglia considerando che la famiglia media italiana è composta da 2,29 componenti)”.

“Tutto qui? No. – prosegue – Perché sulla banca pesano 10 miliardi di cause legali ovvero la mina contenziosi. Fra questi fra i più rilevanti è quello aperto fra il Monte dei Paschi di Siena e la Fondazione Mps, che ha chiesto alla banca nel complesso 3,8 miliardi di euro”.

Secondo il quotidiano MF – si legge – di questi soldi sta pensando di farsi carico ancora lo Stato perché altrimenti sarebbe impossibile riuscire a trovare un’altra banca disposta a comprare o fondersi con Mps. Se lo Stato dovesse farsi carico di questi ulteriori 10 miliardi di cause, il contribuente italiano spenderebbe altri 166 euro (o 383 euro a famiglia). Ci sono poi altri 2,4 miliardi di crediti fiscali che lo stato regalerà a Banca Mps per invogliare un’altra banca a comprarla. Fanno altri 40 euro a testa (o 91,80 a famiglia)”.

“Fine del salatissimo conto per il contribuente italiano? – si legge nella nota – Ancora no. Parte dei crediti marci ovvero deteriorati di banca MPS sono finiti in una partecipata pubblica, la AMCO che dovrà trovare come valorizzarli al meglio: parliamo di oltre 8 miliardi. Secondo alcuni operatori del settore Amco la controllata del tesoro che rileva i Non Performing Loans (crediti deteriorati) li paga fino al 20% in più. Il che è come dire che paga 8 miliardi qualcosa che gli altri operatori comprerebbero a 6,6. E questa differenza chi ce la mette? Sono soldi pubblici, quindi ancora il contribuente a cui aggiungiamo un ulteriore conto di 33 euro (76,5 euro a famiglia).

Sommando tutto il salvataggio della più antica banca in attività nonché la più longeva al mondo potrebbe costare fino a 717 euro ad ogni famiglia italiana – calcola Consumerismo.

“Bisogna iniziare a chiedersi su cosa vuole investire questo Paese se sul passato o sul futuro – osserva Roberta Rossi Gaziano, contributor in Investimenti Finanziari e Analisi Prodotti per Consumerismo No Profit –  Salvare una banca tradizionale, i posti di lavoro, gli sportelli, tutte cose legate a un modo “vecchio” di fare banca in un mondo che va verso il fintech o puntare sul futuro lasciando che sia il mercato e non lo Stato a decretare vincitori e vinti?”

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