Il Pd è ancora alle prese con le lotte intestine e le conseguenti diaspore, mentre il partito senese non ha ancora fissato una data a luglio dell’assemblea comunale

Le due sonore sconfitte nei ballottaggi del 2018 e del 2023 potrebbero non cambiare niente nel Partito Democratico, ancora alle prese, pare, con le lotte intestine e le conseguenti diaspore dal partito, a cui, sempre stando ai si dice, contribuirebbe anche la virata a sinistra che vuole dare al partito stesso la conduzione di Elly Schlein.

E mentre proprio i centristi del Pd, più che pensare alle sorti del partito fondato da Veltroni, starebbero ragionando su come rifondare un grande centro da sinistra a destra, il partito senese non avrebbe ancora fissato una data a luglio dell’assemblea comunale, nella quale prendere una prima decisione dopo quella in cui, nel post elezioni comunali, sono state ratificate le dimissioni del segretario (ormai ex) Massimo Roncucci.

Della questione senese rischia di occuparsi il partito regionale se dopo tre assemblee, come da Statuto Pd, non si trovasse una quadra su un nome, visto che di congresso ancora non si parla. Ma per scongiurare l’intervento regionale e quindi il commissariamento (presumibilmente con una figura esterna a Siena) i Dem dovrebbero trovare una quadra entro breve su un nome: gira quello di Francesco Carnesecchi, primo dei non eletti in consiglio comunale, ma appare complicato che l’ex “dallaiano” (la corrente dell’ex onorevole Luigi Dallai) abbia l’appoggio di tutti. Il Pd potrebbe chiedere un “sacrificio” a Alessandro Masi, primo degli eletti ed ex capogruppo in consiglio comunale? Difficile, Masi del resto sarebbe una figura più da “traghettatore” che altro.

In questo ennesimo caos il Pd sembra scegliere la via più semplice: far passare il tempo, intanto. Poi, si vedrà. L’unica luce in questo buio appaiono i consiglieri comunali, già attivi con interrogazioni cittadini. Basterà?

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