Mps banca siena

Prese di posizione a go go sul quel che succederà. L’Associazione Confronti: “Ci venderanno la Torre del Mangia”

Comunicato Mps stamattina prima dell’apertura delle Borse europee. In esso l’informazione che l’agenzia di rating Moody’s ha cambiato il giudizio su Bmps, migliorandolo. Addirittura si rivede qualche A. Leggendo la nota, sembrerebbe che la variazione dell’agenzia non abbia a che fare con l’operazione di vendita di un quarto del capitale della Banca da parte dello Stato italiano, ma “si inserisce in un’ampia revisione dei rating di alcune banche italiane e fa seguito all’azione di rating sull’Italia del 17 novembre scorso, che ha determinato il miglioramento del Macro Profile dell’Italia”.

Viene inoltre precisato che “il nuovo upgrade del rating standalone BCA di MPS riflette anche, secondo Moody’s, i progressi compiuti dalla Banca nella ristrutturazione, la maggiore capacità di generare utili e la riduzione del profilo di rischio, in un contesto operativo più favorevole. Per l’Agenzia, inoltre, MPS beneficia di una base di depositi retail ampia e ha riconquistato l’accesso al mercato obbligazionario”.

Di seguito i principali rating di Moody’s sulla Banca:

RatingDa:A:
BCA (rating standalone)b1ba3
Long-term depositBa2Ba1
Long-term senior unsecured debtB1Ba3
Junior senior unsecured debtB1Ba3
Subordinated debtB2B1

All’apertura dei mercati europei, Bps oggi va sulle montagne russe per chiudere con una variazione percentuale dell’1,73% (cioè da 2,86 a 2,88 euro). Comunque in controtendenza rispetto la media del comparto bancario di oggi.

Nel frattempo in campo locale fioccano le prese di posizione sulla riduzione della partecipazione statale in Mps…

Associazione Confronti: “Ora il Governo venderà anche la Torre de Mangia”

La prova che questo centrodestra è inadatto al governo del Paese l’ha magnificamente offerta il ministro Giorgetti con la vendita del 25% delle azioni del Monte dei Paschi di Siena. Uno “spezzatino letale” a beneficio dei fondi, italiani ed esteri, da quel che si legge, che sa solo di necessità di cassa per lo Stato piuttosto che di visione strategica sul futuro del mercato del credito italiano. I fondi investono per retribuire chi ha affidato loro i propri denari. Non hanno una prospettiva industriale di lungo periodo. Quella che invece serve ad una banca che deve tornare ad essere protagonista strutturale nel mercato, a beneficio della concorrenza, dunque di imprese e famiglie. L’uscita “ragionata” dello Stato dal capitale di MPS, annunciata dalla premier Meloni, si risolve, ahinoi, in una “vendita all’incanto”. E il lodevole e lungimirante lavoro dell’amministratore delegato Lovaglio soltanto in una creazione di valore finalizzata a migliorare i conti dello Stato. Ma che ne sarà del fare banca?

Silvio Franceschelli, senatore Pd: “Il Governo Meloni passa all’incasso”

Dopo l’azione di risanamento (…), il Governo Meloni passa all’incasso avviando una procedura di privatizzazione lampo di Mps. Oggi, mentre Montepaschi ha tutte le carte in regola per giocare la sua partita da protagonista radicato nel territorio, il Governo accelera sui tempi rispetto all’uscita dal capitale prevista entro il 2024, senza esplicitare una strategia precisa”.

Mps – aggiunge Franceschelli – è una risorsa nazionale che va tutelata nel rapporto con l’economia del territorio, salvaguardando le lavoratrici e i lavoratori e valorizzando i grandi risultati conseguiti dalla banca in questi anni. Il Governo, invece, su Mps così come su altri temi marca una distanza con Siena ed agisce senza condividere alcuna scelta con il territorio, in particolare con la Regione, la Provincia e il Comune, la cui azione congiunta ha consentito nel recente passato di scongiurare diluizioni dannose. (…) Oggi, il Governo ha deciso di avviare la procedura di privatizzazione senza alcuna interlocuzione con gli enti territoriali e aprendo nei fatti una nuova fase, il cui punto di caduta è del tutto sconosciuto. Per questo promuoveremo un’interrogazione parlamentare e sin d’ora chiediamo il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, dagli enti territoriali ai lavoratori e ai sindacati che li rappresentano. La collocazione sul mercato del 25% di Mps non deve essere un modo per fare cassa aprendo le porte ad uno spezzatino della banca. Per il futuro di Montepaschi si prosegua nel salvaguardare la sua identità, le lavoratrici e i lavoratori e il suo radicamento territoriale a Siena e in Toscana.

La sera dello scorso 20 novembre le agenzie di stampa comunicano che “…la prima fase dell’uscita dello Stato Italiano dal Monte dei Paschi si chiude con la cessione del 25% del capitale e un incasso per lo Stato di 920 milioni. Il ministero dell’Economia ha comunicato nella tarda serata di lunedì l’esito dell’Abb (Accelerated book building) con il quale ha ceduto a investitori italiani ed esteri 314.922.429 azioni della banca ad prezzo di 2,92 euro per azione con uno sconto del 4,9% rispetto al prezzo di chiusura in Borsa del 20 novembre. Il Mef sottolinea che si tratta di una valutazione di quasi il 50% superiore rispetto al prezzo di sottoscrizione dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi realizzato esattamente un anno fa.”

Pierluigi Piccini, blogger, ex sindaco e dirigente Per Siena

(…) Calcolando la vendita di 314.922.429 azioni al prezzo di 2,92 la perdita registrata per lo Stato Italiano è stata di Euro 1,8 miliardi. Certamente l’attuale Governo non può essere ritenuto responsabile di tale perdita per le casse dello Stato, dato che è in carica da solo un anno e deve inoltre fare fronte alle pressioni della Commissione Europea nel rispettare la scadenza del 31/12/2024 nell’uscita dall’azionariato della Banca Senese. Le responsabilità di questi buchi finanziari risiedono in ben altri ambienti e personaggi, come ormai è stato dimostrato dalla cronaca degli ultimi anni. Ma questi sono i numeri con cui dobbiamo ragionare. Inoltre la Banca MPS con questa operazione tende ad allontanarsi da una logica senese dato che da ieri il 25% dell’azionariato è detenuto da una miriadi di investitori istituzionali italiani ed esteri che seguiranno logiche prettamente finanziarie nella gestione delle proprie partecipazioni (questa è privatizzazione). Logiche che non hanno tenuto conto neppure di un minimo di progetto industriale, tra gli investitori non ci sono banche, dato quest’ultimo che non può non far pensare. Lo Stato non è un soggetto finanziario qualsiasi ha anche obblighi di natura sociale e non può pensare di fare operazioni al solo fine di fare cassa. Bisogno di cassa che spiega la fretta a vendere rinunciando a consolidare una gestione che avrebbe potuto portare anche benefici maggiori (la scadenza per l’uscita dall’azionariato è fissata al 31/12/2024). Lo Stato Italiano detiene ora il 39,23 % della banca più antica al mondo e gradualmente avrà sempre meno forza o interesse ad imporre una soluzione che garantisca un legame con la Senesità quando dovrà contrattare una fusione o aggregazione con altri istituti finanziari. Quindi per la città una operazione, come quella di cui stiamo parlando (tutta finanziaria), ha dei risvolti decisamente negativi che potrebbero diventare letali se il Governo continuasse a fare operazioni parziali. Pertanto le parole del Sindaco di Siena che afferma che “la Banca MPS è oggi risorsa per tutto il paese” non aggiungono molto ad una storia dell’Istituto Senese che è stato risorsa per il Paese da sempre. Ma quello che sembra avvicinarsi, anche alla luce dei commenti degli analisti, è un lento, ulteriore processo di distacco della Banca dalla propria città, se la “classe dirigente” di Siena non si farà avanti al fine di evitare la conclusione di una storia che è stato un modello per molti. (…)

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